Ho le dita mangiate a livelli inediti, lo stomaco che a tratti non digerisce nemmeno 3/4 di pizza senza darmi i crampi, ma va tutto bene. Sono funzionale e ciarliera, vengo forte se faccio l'amore.
Poi magari inizio a lacrimare mestissima e infantile perché ho la testa altrove e nella stessa sera mi scotto con la piastra del forno, mi accorgo che deglutire il pane mi fa male, e infilo il dito nel minipimer accesso (!) spezzandomi di sbieco l'unghia del pollice, e per fortuna niente di peggio.
In uno spaccio ho trovato dei gianduiotti accidentalmente vegani e li succhio piano, consolandomi per non so cosa.
L'altra sera leggevo dei genocidi della Cambogia comunista, una cinquantina d'anni fa. Roba da farmi venire voglia di baciare il libro di scienze delle superiori e mangiare riso scondito, in silenzio.
Mi irrita a morte avere quasi tutto e ugualmente ammalarmi nel privato della mia stanza d'un male di vivere che è meteopatia (?) ingratitudine (?) debolezza dura e pura (?) strascichi di roba che dovrei aver già superato (?) o depressione frivola versione millennial (?).
Oh, è tutta roba che tengo perlopiù per me, eh, almeno nelle sfumature più cupe. Mi venga abbonato almeno questo peccato, non tedio l'anima a nessuno (spero). Per grazia divina ho detto a Vik dei miei pasticci vecchi di mesi, settimane, giorni e anche giusto giusto ore, perché mi ha beccata a stare male male e non si dica che sono disonesta e tengo nascoste le cose. Se chiedi rispondo, claro.
Son stufa. O vivo o muoio. La sera spesso per addormentarmi mi immagino colpita in testa da un badile, tramortita, ma ciò non significa che non abbia voglia di stare al mondo.
Voglio solo spegnere parte del cervello, quella che tremola perennemente come una lampadina che non fa contatto e mi tira scema.
giovedì 30 novembre 2017
domenica 26 novembre 2017
Escursione
Un bel momento oggi: il vento così forte, in alto, che le foglie strappate ai faggi si accendevano e spegnevano nel cielo a intermittenza, come lucciole di giorno.
Sotto, noi cinque seduti in un prato da sfalcio. Guardiamo tutti a valle, masticando allo stesso ritmo le stesse cose, uniti in un silenzio animalesco. Praticamente: delle vacche.
Nessun pensiero, solo il nostro ruminare indolente, insieme.
Freddo, fatica... e la consolazione del cibo, della compagnia e della natura selvaggia.
A volte mi sembra la cosa più vicina alla ""vita vera"" che io privilegiata del primo mondo posso provare.
Sotto, noi cinque seduti in un prato da sfalcio. Guardiamo tutti a valle, masticando allo stesso ritmo le stesse cose, uniti in un silenzio animalesco. Praticamente: delle vacche.
Nessun pensiero, solo il nostro ruminare indolente, insieme.
Freddo, fatica... e la consolazione del cibo, della compagnia e della natura selvaggia.
A volte mi sembra la cosa più vicina alla ""vita vera"" che io privilegiata del primo mondo posso provare.
giovedì 16 novembre 2017
Ho perso le parole
Ho anche perso la mano con blogger al punto da non ricordarmi di aver impostato la moderazione dei commenti. Pardon a tutti, non vi pubblicavo non per sdegno, ma perché sono rimbambita :^)
A volte qualcosa da dire mi sale ancora su. Poco, comunque.
Mi viene difficile trovare i mattoni per erigere un wall of text alla vecchia maniera.
Oggi ho buttato quattro diari nella stufa. Che bella fiammata! Che gran soddisfazione!
Era proprio ora di liberarsi degli amabili resti di sentimenti morti e sepolti anni or sono. Non sono più la persona che li ha scritti, e si vede pure qui.
I miei pensieri sono periodi brevi, freddi, inchiodati da punti. Non perché sia più figa o più trasgry di una volta.
Solo, ci sono tante cose su cui non ho più niente da aggiungere... soprattutto quelle che anche oggi mi addolorano, incasinano o spaventano di più.
Ne conosco a menadito la forma: ogni sporgenza, ogni incavo.
Sono delle silhouettes in lontananza ogni volta che mi guardo le spalle.
La notte si avvicinano e ci condivido il letto, incastrata in mezzo a loro tipo Tetris.
Ci sono. Punto. Perdiamoci meno tempo possibile e occupiamoci d'altro.
A volte qualcosa da dire mi sale ancora su. Poco, comunque.
Mi viene difficile trovare i mattoni per erigere un wall of text alla vecchia maniera.
Oggi ho buttato quattro diari nella stufa. Che bella fiammata! Che gran soddisfazione!
Era proprio ora di liberarsi degli amabili resti di sentimenti morti e sepolti anni or sono. Non sono più la persona che li ha scritti, e si vede pure qui.
I miei pensieri sono periodi brevi, freddi, inchiodati da punti. Non perché sia più figa o più trasgry di una volta.
Solo, ci sono tante cose su cui non ho più niente da aggiungere... soprattutto quelle che anche oggi mi addolorano, incasinano o spaventano di più.
Ne conosco a menadito la forma: ogni sporgenza, ogni incavo.
Sono delle silhouettes in lontananza ogni volta che mi guardo le spalle.
La notte si avvicinano e ci condivido il letto, incastrata in mezzo a loro tipo Tetris.
Ci sono. Punto. Perdiamoci meno tempo possibile e occupiamoci d'altro.
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