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sabato 7 maggio 2016

La blogger furiosa

Oggi ho scritto un post che iniziava così:
"A sfatare il mito della Curvula buona, Curvula carina, oggi staccherei la testa a morsi a tutti."
Ho urlato e bestemmiato come una stronza, frustrata dalla scelleratezza di mia madre. Che ok, grazie a dio è stata dimessa dall'ospedale, ma si comporta come se non ci fosse mai finita.

Ero furibonda tipo ragazzina isterica che schiuma perché a scuola le hanno messo due verifiche lo stesso giorno, e come suddetta ragazzina mi sono cementata in camera a non fare un cazzo.

Poi ho letto cose che mi hanno fatto pietà. Ho rivisto in quelle cose il mio lamento (nel mio caso abilmente mascherato di rabbia, perché fa più strong independent woman) e mi sono trovata patetica.

Mi incazzerò ancora
sempre
e con passione

ma it gets worse senza subbio se glielo permettiamo, bitches. Non si può neanche parlare di sfortuna.
Se ci avveleniamo il sangue e rinunciamo a ribellarci attivamente peggiorerà. Tutto. Senza dubbio, ci metto la firma io

Quindi spacchiamoci su canzoni ignoranti e prendiamoci un po' meno sul serio

comincio io ;)




giovedì 3 dicembre 2015

Autoritratto di una Curvula & alcune riflessioni

Ci sono giorni in cui non mi basta prendere un foglio e vergarlo con un cubitale: 

MI SENTO TRISTE

 per sfogarmi.
Allora mi capita di scambiare la penna con una matita, e di farmi un autoritratto.
Ecco quello di oggidì.


Sì, non sono proprio una personcina spensierata, ecco.

Vi confesso, ho sempre desiderato imparare a disegnare (e a scrivere) meglio di così.
Da bambina avevo vivaci ambizioni artistiche, che stramazzarono al suolo quando la mia insegnante di arte, alle medie, sconsigliò caldamente a mia madre di iscrivermi al liceo artistico, perché troppo "timida e sensibile". 

Per fare quella scuola ci voleva un estro che io non avevo, a parer suo.

Umiliata dal fatto che quella stessa insegnante avesse invece incoraggiato con entusiasmo mio fratello a seguire quella strada, non osai obiettare, e finii allo scientifico.

Lì scoprii che se non potevo disegnare, potevo almeno scrivere. Fui sempre mediocre nei temi, ma mi entusiasmai nelle sporadiche produzioni libere, racconti brevi e poesie.

Fu sempre chiaro comunque che non ne avrei mai cavato niente dalla scrittura, e men che meno dal disegno.
Quadri, ritratti e semplici sculture mi permettevano di sopperire all'acquisto di qualche regalo di Natale e di compleanno. Scrivere mi valse qualche soldino grazie a un primo e un terzo premio in due piccoli concorsi letterari nella mia zona, ma nulla più.

Eppure ancora oggi soffro clamorosamente dei miei limiti nel disegno e nella scrittura. 

Il punto è che per me questi non sono passatempi, ma mezzi di comunicazione.
Il punto è che il mio è un desiderio non dissimile da quello di qualcuno che si trovi in un paese straniero e voglia migliorare la lingua per comunicare più efficacemente.

Messa di fronte a un foglio, in mano una penna, io mi sento onestamente una disabile.
Cazzo, vorrei tirare fuori così tante cose.
Il mio cuore arriva a dieci, ma la mia mente e la mia mano contano al massimo fino a cinque... e in quello spazio tra il cinque e il dieci ci sono io, la me stessa segreta, inconoscibile al mondo.

Immagino sia una frustrazione comune. Immagino sia questo tragico scarto che porta le persone a diventare scrittori, poeti, artisti di ogni genere.
Abbiamo un gomitolo inestricabile dentro, e giorno dopo giorno ci sforziamo in tutti i modi di arrivarne a capo, di srotolare la matassa un po' di più.
Di dire al nostro vicino: eccomi, conoscimi, sentimi.

E per quanto mi impegni, a me non basta mai, non so a voi.


lunedì 16 novembre 2015

Girl VS Cake

Mettete una torta fatta a mano, morbida e deliziosa, in una casa dove l'unica persona che la mangia è una ragazza con trascorsi bulimici.
Aggiungete che una volta che la torta è finita, viene immediatamente rimpiazzata da un'altra perfetta e fumante, in un loop infinito.

Ora questa ipotetica ragazza, se è ragionevole, chiederà prima gentilmente, poi con più insistenza che si cessi con la produzione di torte tentatrici, visto che le finisce nel giro di un giorno e mezzo e in nessuno scenario possibile le sembra il top della salute.

Le verrà altresì risposto che no, le torte devono essere sfornate, altrimenti lo yogurt è da buttare (purtroppo in quella casa lo yogurt non solo è una risorsa rinnovabile, ma si rinnova troppo in fretta), quindi tanto meglio se lei se le sbrana nel giro di ore.

La faccia della ragazza quando messa di fronte all'agognato dolce.
Questa ipotetica ragazza, frustrata, rimpiangerà amaramente i gloriosi tempi in cui viveva da sola.
Non le piace litigare, men che meno sul cibo, ma si conosce e sa che non è in grado di resistere alla seduzione della torta mangiandone, che so, una fetta al giorno, come ogni persona normale.
No, per lei o è tutto, o è niente.

Per questo lei la torta non la deve più mangiare, nemmeno una briciola.
La torta deve rimanere lì, impiattata, intonsa come i piatti finti nei ristoranti giapponesi, a eterno memento del fatto che lei si oppone a questa produzione scellerata, che non è un'oca da ingrasso e che lo yogurt in eccedenza deve trovare un altro utilizzo.

Girl VS Cake.
Potrebbero fare un programma di RealTime su questa ipotetica ragazza.