Braccata dai cani della mente, avevo chiesto asilo a gambe e
braccia.
Tiravano e spingevano, e io nascosta in punta di dita mi facevo piccola piccola: mezzaluna insignificante di coscienza, bianca sulle unghie.
Silenziosa come uno sbadiglio ingoiato mi confondevo con le sensazioni: fatica, forme e fragranze di fiori falciati... o salvati dal morso del tagliaerba per spegnersi su un letto d’ospedale a forma di bicchiere, davanti a una foto. Mi ci tagliavo gli occhi. Mi ci facevo a pezzi, perdevo forma e mi ricostruivo fragile e cava come conchiglia, ma senza rumore di mare... per vergogna prego in silenzio.
Tiravano e spingevano, e io nascosta in punta di dita mi facevo piccola piccola: mezzaluna insignificante di coscienza, bianca sulle unghie.
Silenziosa come uno sbadiglio ingoiato mi confondevo con le sensazioni: fatica, forme e fragranze di fiori falciati... o salvati dal morso del tagliaerba per spegnersi su un letto d’ospedale a forma di bicchiere, davanti a una foto. Mi ci tagliavo gli occhi. Mi ci facevo a pezzi, perdevo forma e mi ricostruivo fragile e cava come conchiglia, ma senza rumore di mare... per vergogna prego in silenzio.



