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giovedì 14 aprile 2016

100 parole #1

Braccata dai cani della mente, avevo chiesto asilo a gambe e braccia.
Tiravano e spingevano, e io nascosta in punta di dita mi facevo piccola piccola: mezzaluna insignificante di coscienza, bianca sulle unghie.
Silenziosa come uno sbadiglio ingoiato mi confondevo con le sensazioni: fatica, forme e fragranze di fiori falciati... o salvati dal morso del tagliaerba per spegnersi su un letto d’ospedale a forma di bicchiere, davanti a una foto. Mi ci tagliavo gli occhi. Mi ci facevo a pezzi, perdevo forma e mi ricostruivo fragile e cava come conchiglia, ma senza rumore di mare... per vergogna prego in silenzio.


domenica 3 aprile 2016

Uomini e frutti

Scrivo dal treno. Un tipo inquietante si siede davanti a me, mi fissa immobile e in silenzio per qualche minuto (mi sembrano ore), e proprio quando penso di alzarmi si alza lui e se ne va. Dopo molto torna.
Scappo, sono agitata.

Ieri osservavo un amico di Viking, sempre un po' caustico e incarognito, un tipo da bestemmie e battute razziste (lo chiameremo Nigeria).
Lo osservavo dare un bacino delicatissimo sulla schiena di una nocciolina umana di un mese.
Prima ancora si era battuto a suon di porconi e minacce di chiamare l'ASL perché un altro amico non prendesse il cane, visto che non è mai a casa ("Gli animali non sono oggetti, *bestemmia*!").
Prima ancora ci aveva cucinato i biscotti per la prima volta in vita sua, sbagliando l'impasto e sfornando delle specie di lingue di gatto morbide, buffe e vagamente crude.
Sono tornata a casa gongolante, sia per la serata piacevole, sia per aver cambiato completamente opinione su Nigeria. Non mi è mai stato antipatico, ma non mi ero neppure accorta di come potesse essere dolce sotto quella scorza ruvida e amara.

Spesso Viking e io descriviamo le persone come frutti: buccia, polpa e nocciolo, il tutti approssimato a buono o cattivo.
Buccia: come appari più esternamente
Polpa: come sei quando ti si conosce meglio
Nocciolo: come sei più intimamente, di fondo

Sia Viking che io siamo d'accordo nel definire Nigeria di buccia cattiva, polpa buona e nocciolo buono.
Viking si autodefinisce di buccia buona, polpa cattiva, e nocciolo buono.
Di me dice: sei tutta buona. Io invece penso che la mia parte più cattiva sia nel nocciolo, che mi sforzo sempre di addolcire.
"A volte sono invidiosa di persone che mi stanno antipatiche", ho spiegato a Viking. "L'invidia non è cattiveria, è debolezza", ha replicato lui.

A me però lascia l'amaro in bocca.
Se dovessi essere cattiva per difendermi, lo farei senza alcuna esitazione (Ho pensato, ucciderei per non essere violentata? Sì.).
Vorrei pulirmi come un tagliere di legno, grattare via tutto lo sporco impregnato e tornare pulita, viva, tornare addirittura albero.
Una cosa che non sono da tanto tempo.

© Frances Cannon


giovedì 3 marzo 2016

Sulla tenerezza

Sono molto silenziosa in questo periodo, ma le cose, piccole e un po' meno piccole, succedono.

Ho un amico che è un pezzo di cuore da... 12 anni, credo? col quale pure non mi sento spessissimo.
Oggi l'ho aggiornato su una decisione difficile che ho preso, ricevendo in cambio una doccia di affetto e preoccupazioni da mamma chioccia.
Da un pezzo fatico moltissimo a gestire i rapporti sociali (sono molto, troppo elusiva), ma mi sento onestamente grata per l'affetto e i sorrisi che ricevo qui e là, pur non essendo un'amica molto presente. Ultimamente mi sento intenerita da tutte le persone in generale, anche quelle verso cui non provo particolare simpatia... figuriamoci verso chi mi riserva un po' di dolcezza, magari pure immeritata!
E' un momento così.

Il Viking c'è ancora, e si è fatto più vicino in diversi piccoli modi che mi sorprendono conoscendo il suo carattere indipendente, geloso dei propri spazi.
Mi telefona regolarmente, anche più volte al giorno, invece di comunicare solo via messaggio.
Mi ha proposto di sua iniziativa di lasciare una mia tuta a casa sua, così da potermi cambiare e star sempre comoda.
Si è offerto di lasciare il cellulare acceso anche di notte, dopo avergli raccontato un incubo in cui mi perdevo di notte nella sua città, senza soldi e mezzi di trasporto, e mi disperavo perché sapevo che se lo avessi chiamato a quell'ora avrei trovato il cellulare spento.
Cose così, banali ma carine.

Sono molto intenerita da queste attenzioni, ma le prendo con le pinze.
E' un periodo infelice anche per lui, ed io sono un porto sicuro... come lui lo è per me.
Mi chiedo: continuerò ad essere così benvoluta anche quando le cose si raddrizzeranno nella sua vita? Ha senso farsi queste pippe mentali?

Sono cintura nera di rimuginare.

Immagino che l'unica risposta sia: si vedrà.
Per ora prendo quello che c'è di buono, giusto? Tanto sono una disadattata anch'io, proprio come lui.
Tanto vale volersi un po' di bene, almeno tra di noi disagiati.

love a tutti  <3


giovedì 21 gennaio 2016

Principessa & mediana

Io, principesca! Anche se non sopporto le principesse.
Io trasandata, grossa di grasso di muscolo di organi e di pensieri, coi vestiti di mio fratello e lo zaino pesante di frutta... varco una porticina di legno sotto un arco di mura, mentre un artista di strada canta la canzone di Marinella.
Salgo una lunga scala a pioli di pietra, apro e chiudo dietro di me altre tre porte lucchettate, e infine mi arrocco in una stanzetta calda e sicura, col tetto di legno e un occhio di vetro spettacolare, aperto sulla città.
Eccomi, una moderna Raperonzolo. E fino a domani sono mia, solo mia.
Non calo nessuna treccia.


A V., il mendicante che stamane mi ha fatto compagnia nella mia prima colazione in una città sconosciuta: vienimi incontro se mi scorgi per strada.
Mi faresti felice; che prezzo misero è quello di un caffè, per sentirsi meno soli!

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Scrivevo queste righe qualche giorno fa, in viaggio per motivi universitari.
A volte soffro e mi pare insopportabile allontanarmi da casa, altre trovo una tana confortevole in cui accoccolarmi, e non vorrei tornare più.

Ho letto tutte le vostre parole coscienziose, e ve ne ringrazio di cuore, anche se mi mancano le parole altrettanto sagge per rispondere!
Vorrei dire a chi mi crede forte, a chi mi crede razionale, che sono proprio così, una Curvula a volte un po' rimbambita, ma mai completamente fuori binario, e che infatti ho smesso di sbandare.
Invece ha ragione la cara Kore: sto proprio cercando qualcosa per distrarmi, qualcosa da controllare, visto che ultimamente tutto mi sfugge di mano come sabbia... e anche se me ne rendo razionalmente (appunto) conto, quanto è dura agire contro istinto?

Vorrei dimagrire per pensare giorno e notte al cibo e togliere spazio ad altri pensieri, ad altri dispiacerifallimenti.
Che poi è lo stesso identico motivo per cui, all'opposto, vorrei sempre mangiarmi il mondo.

Così finisce che, come cantava Ligabue, sto sempre lì... lì nel mezzo... coi suoi pro e contro.






lunedì 21 dicembre 2015

Lettera di insulti al 2015

Caro 2015,
sei stato un anno ingrato, violento, avvelenato; sei stato un anno di carta vetrata e merda.
Ti sei portato via mio papà, l'adorato prof B., hai regalato un tumore a mia zia.
Non pago, ti sei preso pure la nonna del mio ragazzo, il suo cane, e i cari di molte altre persone vicino a me. Mi hai fatto sperimentare come mai prima d'ora il lutto, sia personalmente, che come spettatrice, e di questo non ti sono affatto riconoscente.
Da questi avvenimenti non trarrò una morale, non dirò che ciò che non uccide rendere più forti e che ora sono cresciuta e bla bla bla. Non c'è nulla che possa redimere e/o attenuare il soverchiante squallore di questi mesi.
Hai fatto cagare il cazzo, punto.
Ballerei sulla tua fine, su quel 31 Dicembre che ti seppellirà, ma non c'è nulla che mi assicuri che dall'1 Gennaio le cose prenderanno una piega migliore.
Perciò, senza affliggersi, si tira avanti... "Sem nasu par patì... e patèm!" (Siamo nati per soffrire... e soffriamo!)


Con un po' di dark humor lombardo, fanculo va'!

venerdì 11 dicembre 2015

Corro per vedere il tramonto

Corro perché fuori dalla finestra si muove un tramonto umido e ardente e voglio vederlo dalla collina
Corro perché la mia casa è una gabbia per uccelli, e adesso che siamo in meno paradossalmente mi va ancora più stretta
Corro per far arrabbiare i cani e spaventare i conigli
Corro perché sono freddolosa ed è pazzesco stare bene all'aperto dentro una canottiera e una felpina di cotone
Corro per calpestare la brina a Nord della cascina abbandonata, per ucciderla così che rinasca
Corro perché la skyline delle Alpi è più bella di quella di qualsiasi città
Corro perché son sempre stata una sega e farlo mi dà una soddisfazione che un po' è rivalsa e un po' masochismo

E quando arrivo ansante in cima mi concedo giusto qualche secondo per mangiare con gli occhi quei colori, quelle montagne, quelle nuvole... e ricomincio a correre

 perché il giorno è morto
 perché il bosco è buio e se non mi affretto inciamperò
 perché le macchine coi fari accessi mi spaventano
 perché la mia casa è un nido
 perché chi si ferma è perduto