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giovedì 21 gennaio 2016

Principessa & mediana

Io, principesca! Anche se non sopporto le principesse.
Io trasandata, grossa di grasso di muscolo di organi e di pensieri, coi vestiti di mio fratello e lo zaino pesante di frutta... varco una porticina di legno sotto un arco di mura, mentre un artista di strada canta la canzone di Marinella.
Salgo una lunga scala a pioli di pietra, apro e chiudo dietro di me altre tre porte lucchettate, e infine mi arrocco in una stanzetta calda e sicura, col tetto di legno e un occhio di vetro spettacolare, aperto sulla città.
Eccomi, una moderna Raperonzolo. E fino a domani sono mia, solo mia.
Non calo nessuna treccia.


A V., il mendicante che stamane mi ha fatto compagnia nella mia prima colazione in una città sconosciuta: vienimi incontro se mi scorgi per strada.
Mi faresti felice; che prezzo misero è quello di un caffè, per sentirsi meno soli!

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Scrivevo queste righe qualche giorno fa, in viaggio per motivi universitari.
A volte soffro e mi pare insopportabile allontanarmi da casa, altre trovo una tana confortevole in cui accoccolarmi, e non vorrei tornare più.

Ho letto tutte le vostre parole coscienziose, e ve ne ringrazio di cuore, anche se mi mancano le parole altrettanto sagge per rispondere!
Vorrei dire a chi mi crede forte, a chi mi crede razionale, che sono proprio così, una Curvula a volte un po' rimbambita, ma mai completamente fuori binario, e che infatti ho smesso di sbandare.
Invece ha ragione la cara Kore: sto proprio cercando qualcosa per distrarmi, qualcosa da controllare, visto che ultimamente tutto mi sfugge di mano come sabbia... e anche se me ne rendo razionalmente (appunto) conto, quanto è dura agire contro istinto?

Vorrei dimagrire per pensare giorno e notte al cibo e togliere spazio ad altri pensieri, ad altri dispiacerifallimenti.
Che poi è lo stesso identico motivo per cui, all'opposto, vorrei sempre mangiarmi il mondo.

Così finisce che, come cantava Ligabue, sto sempre lì... lì nel mezzo... coi suoi pro e contro.






venerdì 20 novembre 2015

Come scegliere una giacca

Il mio ragazzo mi accompagna a prendere una giacca, che l'unica che possiedo ha minimo minimo 3 anni (probabilmente di più, ma la memoria non si spinge oltre), e beh, ha fatto il suo tempo.
Perde le piume, ha tutto un gomito indelebilmente macchiato di smalto rosso, e mi ci devo stringere dentro perché è troppo grande e mi entrano gli spifferi.

Quindi tappa obbligatoria all'outlet, visto che siamo entrambi straccioni e altrimenti non se ne parla proprio di comprarla senza i saldi.
Lì seleziono tre giacche  (non senza dar prova di inettitudine modaiola facendomi rimproverare ben due volte dalla commessa, roba che neanche a  Ma come ti vesti? fanno certe figure), di cui due superano il giudizio dell'Uomo sanza infamia e sanza lodo, mentre la terza, la più improbabile, riscuote inaspettato successo.

Premetto questo: non l'ho mai visto entusiasmarsi per un capo d'abbigliamento che non fosse un vestitino o un top aderente (qualcosa che scoprisse un po' di pelle, 'nsomma).
E invece proprio mentre mi imbacucco in un giubbottino di pecora sintetica, rinsavisce dal tedio esistenziale da shopping e mi guarda con occhi scintillanti, esclamando :
"Curvula prendi questa! Sembri una cosa felice.".


Ora: costui è un bruto, un barbaro, un vichingo peloso, un lupastro.
Probabilmente così conciata risveglio i suoi primordiali istinti di predatore... ma come si fa a non intenerirsi?
Ci manca solo che rinuncio a un'occasione per sembrare un po' più felice.
Perché, diciamocelo... non lo sono molto.