Visualizzazione post con etichetta babbo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta babbo. Mostra tutti i post

lunedì 11 febbraio 2019

You don't know me

Credo sia stato dopo la morte di babbo, e la malattia di mamma, che ho cambiato nick da Curvula a Onion.

Curvula era la riccioluta Carex che mi faceva compagnia nelle praterie d'alta montagna, nelle estati della tesi. Buffa e gentile, pacifica. Erano gli anni in cui il segnalino che i miei compagni d'appartamento avevano fatto per tenere traccia dei turni delle pulizie recava "la dolce" invece del mio nome.

Poi sono diventata una cipolla, qualcosa di pungente e sgradevole da aprire.
Mi sono scoperta incazzata, insofferente e disillusa. All'amica che settimana scorsa consolavo dopo una crisi esistenziale, e che in risposta alle mie riflessioni mi disse "A volte la tua sensibilità mi fa paura, non vorrei mai ferirti" avrei voluto rispondere di non preoccuparsi, che ero più cinica e imbastardita di quello che sembravo.
Ma mi era parso che mostrare il mio pugno duro proprio in un momento in cui lei era al massimo della sua vulnerabilità l'avrebbe fatta sentire ancora più piccola, e sono stata zitta.

Dopotutto la gente ancora si stupisce se quando mi spavento tiro un bestemmione, o si indigna se un cliente mi tratta male. In parte sono loro grata per questa voglia di considerarmi ancora dolce, tiepida, indifesa, in parte mi sento un'impostora, un lupo travestito da pecora.

Detestavo, già ben prima che la vita mi torcesse come un panno da strizzare, che un mio amico di vecchissima data (parliamo dei primi anni delle medie) si fosse abituato a parlar di me come una donna angelo, un focolare di purezza e buoni sentimenti.
Già ragazzina pensavo, tu mi ami, ma non mi vedi.


venerdì 22 aprile 2016

Preghiera

Di nuovo all'ospedale, stavolta per mamma. Il deja vu con babbo è impressionante e ho pensato che se fossi rimasta a dormire da Vik avrei ricevuto un'altra chiamata da mio fratello, alle sei del mattino, che con voce spezzata mi avvertiva che mamma era morta.
Ho rotto il ciclo (quella storia che si ripete) o almeno lo spero. Sono tornata subito a casa, arroccandomi in cucina per non soffrire la solitudine di una casa sempre più vuota. Abbatterei le stanze, le sedie, i posti macchina vacanti. Mi rinchiuderei in una scatola minuscola per non vedermi perennemente rinfacciato quel vuoto.
In autostrada con Vik ho singhiozzato proprio come quando, su quella stessa strada, con quella stessa macchina e compagnia, tornavo a casa per incontrare la salma di mio padre.
Ho pagato il mio conto di lacrime, vedete, in anticipo? Oh ne avrei ancora per molto, moltissimo da piangere, come per quello di babbo che non ho ancora saldato. Ancora pago, a rate salate e umide, il prezzo di una foto al cimitero.
Però è un inizio. Piangerò, piangerò tantissimo comunque, quindi non c'è bisogno che mamma muoia, vedi Destino? Stracciamo per sempre questo foglio di carta, questa mappa malata, questo piano mostruoso.

Nell'orto innaffio piantine neonate, quasi al buio, perché nemmeno loro muoiano.
Che ognuna di loro parli di me alla Madonna severa e ingiallita, in garage.


sabato 23 gennaio 2016

10 +1 CONSIGLI PER AFFRONTARE UN BREAKUP

Sì, ebbene, sono single.
Sì, sono stata lasciata.
Sì, lui non mi ha detto chiaramente "è finita", ma piuttosto "proviamo ad allontanarci per un po'", "ho bisogno di stare da solo", che è la stessa cosa solo all'acqua di rose.
Sì, sono abbastanza distrutta.
Questi sono i miei consigli di auto-aiuto. Rivolti, come si può intuire, principalmente a me stessa.


#1: SIATE EMOTIVE
La zia vi fa visita e non riesce a trattenere le lacrime ricordando il vostro defunto padre e suo defunto fratello? Tranquillizzatela sorridenti, più tardi piangete.
A Forum ascoltate una storia tristissima? Piangete.
Il biscotto che avete pucciato nel latte si è rotto e ci è caduto dentro? Piangete.
Ogni occasione è buona per piangere! Piangere è buono. Piangere è giusto.
Se piangete siete vive.

10 punti a chi riconosce la citazione!


#2: NASCONDETE LA SIM DEL CELLULARE
Se siete un budino informe di dolore, per i primi giorni fate finta di non avere un telefono o, se come me non riuscite a rinunciare alla lobotomia offerta da una partita a Zombie Tsunami, eliminate la sim.
Scongiurate il rischio di mandare al vostro ex messaggi per i quali vi disprezzerete per il resto della vostra vita. Fatevi un favore, davvero.


#3: RIDETE SGUAIATAMENTE
Accettate di essere depresse, ma obbligatevi a essere felici almeno di qualcosa.
Ridete più forte alle battute, ballate mentre andate sul tapis roulant, trovatevi una canzone ridicola, epica e catartica che vi faccia da soundtrack. Possibilmente questa. Non prendetevi troppo sul serio.




#4: SUDATE
Quelle endorfine vi servono.


#5: CONCEDETEVI QUALCOSA DI SPECIALE 
Sto guardando te, pacchetto di patatine. Sì, proprio te.


#6: NON ODIATEVI E NON ODIATELO
Odiare è logorante.


#7: NON FATE FINTA CHE NON VE NE IMPORTI NIENTE
Fingere è logorante.


#8: FATE YOGA
Se non siete capaci, improvvisate pure rischiando di uccidervi.
Potreste immortalare la scena e scoprire con piacere che a testa in giù sembrate più alte di quello che siete e che vostro ex si è perso tutto sommato una bella stangona.

Si è perso anche dei discreti polpacci, tiè.


#9: CAMBIATEGLI NOME E FOTO IN RUBRICA
Al diavolo il "Micione caliente", con la foto di lui sexy e tornito.
Per un po', "PSYDUCK" andrà benissimo.






#10: SCRIVETE SUL VOSTRO BLOG UN POST STUPIDO DI AUTO-AIUTO
(Non si tiene così il vino bianco, Leo!)




#11: BONUS TIP, SE SIETE BULIMICHE:
Accettate che probabilmente vi abbufferete e vomiterete.
Sembra quasi educato, vero?
Da quanti anni ormai onorate un dolore degno di nota con una sonora abbuffata?
Tanti. Quindi, se sentite la necessità di farlo, fate in modo che sia una volta soltanto.
Poi la vita riparte e bisogna sentirla tutta, dolorosissimi abbandoni compresi.


Un bacio a tutti da una Curvula che, per ora, barcolla ma non molla.

domenica 10 gennaio 2016

Perché l'Avis mi stalkerizza

Risposta: perché sono una sfigata.
E non sfigata nel senso: "Oh povera Curvula, come sei sfortunata!", ma piuttosto nel senso: "Curvula? Ma chi, quella sfigata?".

Vi lascio immaginare l'indicibile vergogna quando stamane mi ha telefonato il rappresentate comunale dell'Avis, chiedendomi come mai risultassi inattiva dal 2013.
"Ho avuto un po' di problemi personali. L'ultima volta che mi hanno chiamata per la donazione ero sotto il peso minimo" è stata la mia imbarazzatissima risposta.
Non perché fosse una bugia (l'ultima telefonata l'ho ricevuta a distanza di un mese dalla morte di babbo, quando ero effettivamente un po' sconvolta e deperita), ma per la sfilza di motivazioni nascoste dietro a quel "problemi personali".
Nello specifico:
- Ciclo imbizzarrito
- Impegni universitari totalizzanti
- Pressione bassa

 E fin qui, va beh. Potrei anche essere sfigata nel senso di sfortunata.

Ma vogliamo parlare di tutte le donazioni che ho schivato perché:
- Ero talmente concentrata su me stessa e sul mio malessere che fondamentalmente fottesega del mondo e di chi ha bisogno del mio sangue
- Era un periodo in cui stavo vomitando, e avevo paura di dare il colpo di grazia al mio fisico donando
- Era un periodo in cui ero così preoccupata di dimagrire che era impensabile fare colazione a suon di succo di frutta e merendine confezionate del centro prelievi, e l'alternativa era svenire
- Era un periodo in cui lo sport era talmente importante che era impensabile stare ferma per un giorno per riprendermi dal prelievo

Vogliamo parlarne?

Il volontariato è un impegno che, nel mio egoismo, non sono mai riuscita a mantenere.
Forse per fare ammenda, appena diciottenne mi sono iscritta a qualsiasi associazione per donare parti del mio corpo, al posto del mio tempo.
Quindi Avis (sangue), Admo (midollo osseo), Aido (organi e tessuti). Prendetene e avetene tutti, per essere blasfema.

E ora? Dov'è finito quel poco di generosità che avevo?
Come ho fatto a diventare una persona peggiore della me stessa diciottenne, che pure ricordo come profondamente volitiva, problematica, infantile, egocentrica?



Credo non ci sia bisogno di mettere per iscritto quale sia il mio primo buon proposito per l'anno 2016.

Baci & abbracci a tutti i sopravvissuti al 2015!

lunedì 21 dicembre 2015

Lettera di insulti al 2015

Caro 2015,
sei stato un anno ingrato, violento, avvelenato; sei stato un anno di carta vetrata e merda.
Ti sei portato via mio papà, l'adorato prof B., hai regalato un tumore a mia zia.
Non pago, ti sei preso pure la nonna del mio ragazzo, il suo cane, e i cari di molte altre persone vicino a me. Mi hai fatto sperimentare come mai prima d'ora il lutto, sia personalmente, che come spettatrice, e di questo non ti sono affatto riconoscente.
Da questi avvenimenti non trarrò una morale, non dirò che ciò che non uccide rendere più forti e che ora sono cresciuta e bla bla bla. Non c'è nulla che possa redimere e/o attenuare il soverchiante squallore di questi mesi.
Hai fatto cagare il cazzo, punto.
Ballerei sulla tua fine, su quel 31 Dicembre che ti seppellirà, ma non c'è nulla che mi assicuri che dall'1 Gennaio le cose prenderanno una piega migliore.
Perciò, senza affliggersi, si tira avanti... "Sem nasu par patì... e patèm!" (Siamo nati per soffrire... e soffriamo!)


Con un po' di dark humor lombardo, fanculo va'!

mercoledì 11 novembre 2015

Sulla violenza

Splendida giornata di Novembre, e me ne sto fuori con mamma, a fare gli ultimi lavori per il giardino prima dell'inverno.
L'autunno dà il suo meglio: colori accecanti, non un filo di vento e un sole talmente caldo che posso permettermi persino le maniche corte.

Con le cesoie facciamo a pezzetti i rami del cespuglio che abbiamo appena potato, e li riuniamo in fascine per la stufa. I rami sono verdi, coriacei, spinosi, ancora vivi. Devo insistere con la cesoia per sminuzzarli, e mi sento un macellaio che spezza ossa.

Due inferriate più in là, il vicino commenta in modo indiscreto quello che stiamo facendo.
"Gli è morto il marito, stanno tagliando loro qualcosa" dice alla moglie in dialetto, come se lo capissero solo loro.
Tra l'incredulo e l'infastidito, io e mamma li ignoriamo.

Nel nostro silenzio, rotto solo dallo sgranocchiare delle cesoie, pensavo... in questo mondo tutto è violento.

Da quelle parole indelicate e impiccione, alle spine che a tratti mi bucano le dita, a quel mio stesso fare a pezzi qualcosa che fino a pochi minuti prima era vivo. 
Non c'è scampo per nessuno, né per i pacifisti, nè per i volontari, né per i vegani, per nessuno. 
Tutta la nostra vita è percorsa da un filo sottile di violenza inevitabile, perché distratta.
In qualche modo necessaria.

E la cosa che mi stupisce più di tutto è che, non so spiegare bene perché, ma questo... mi rassicura profondamente.

© Debra Broz


Forse apprezzo di più la tenerezza, così?
Grazie di cuore per gli abbracci ricambiati.