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sabato 30 aprile 2016

Invicti

Ho momenti di sconforto duro e puro in cui tutto si adombra, il sole mi pulsa negli occhi come un cuore nero e mi affatica qualsiasi cosa.
Mamma ci ha fatto un altro scherzo, e il giorno stesso in cui è stata dimessa dall'ospedale vi è anche rientrata, questa volta in un altro reparto e anticipata dall'ululato delle sirene.

Mai 'na gioia.
Avrei voluto tuffarmi di testa sul marciapiede per smettere di sentire le sue disarticolate richieste d'aiuto, il silenzio funereo dell'ambulanza che sembrava non arrivare mai, il tuu tuu indifferente del telefono di mio fratello che squillava a vuoto.
Ma siamo sopravvissuti. Tutti, finora.
Sbattendo i denti per la paura, come nei cartoni animati, ma sopravviviamo.



giovedì 3 dicembre 2015

Autoritratto di una Curvula & alcune riflessioni

Ci sono giorni in cui non mi basta prendere un foglio e vergarlo con un cubitale: 

MI SENTO TRISTE

 per sfogarmi.
Allora mi capita di scambiare la penna con una matita, e di farmi un autoritratto.
Ecco quello di oggidì.


Sì, non sono proprio una personcina spensierata, ecco.

Vi confesso, ho sempre desiderato imparare a disegnare (e a scrivere) meglio di così.
Da bambina avevo vivaci ambizioni artistiche, che stramazzarono al suolo quando la mia insegnante di arte, alle medie, sconsigliò caldamente a mia madre di iscrivermi al liceo artistico, perché troppo "timida e sensibile". 

Per fare quella scuola ci voleva un estro che io non avevo, a parer suo.

Umiliata dal fatto che quella stessa insegnante avesse invece incoraggiato con entusiasmo mio fratello a seguire quella strada, non osai obiettare, e finii allo scientifico.

Lì scoprii che se non potevo disegnare, potevo almeno scrivere. Fui sempre mediocre nei temi, ma mi entusiasmai nelle sporadiche produzioni libere, racconti brevi e poesie.

Fu sempre chiaro comunque che non ne avrei mai cavato niente dalla scrittura, e men che meno dal disegno.
Quadri, ritratti e semplici sculture mi permettevano di sopperire all'acquisto di qualche regalo di Natale e di compleanno. Scrivere mi valse qualche soldino grazie a un primo e un terzo premio in due piccoli concorsi letterari nella mia zona, ma nulla più.

Eppure ancora oggi soffro clamorosamente dei miei limiti nel disegno e nella scrittura. 

Il punto è che per me questi non sono passatempi, ma mezzi di comunicazione.
Il punto è che il mio è un desiderio non dissimile da quello di qualcuno che si trovi in un paese straniero e voglia migliorare la lingua per comunicare più efficacemente.

Messa di fronte a un foglio, in mano una penna, io mi sento onestamente una disabile.
Cazzo, vorrei tirare fuori così tante cose.
Il mio cuore arriva a dieci, ma la mia mente e la mia mano contano al massimo fino a cinque... e in quello spazio tra il cinque e il dieci ci sono io, la me stessa segreta, inconoscibile al mondo.

Immagino sia una frustrazione comune. Immagino sia questo tragico scarto che porta le persone a diventare scrittori, poeti, artisti di ogni genere.
Abbiamo un gomitolo inestricabile dentro, e giorno dopo giorno ci sforziamo in tutti i modi di arrivarne a capo, di srotolare la matassa un po' di più.
Di dire al nostro vicino: eccomi, conoscimi, sentimi.

E per quanto mi impegni, a me non basta mai, non so a voi.


giovedì 12 novembre 2015