L'autunno dà il suo meglio: colori accecanti, non un filo di vento e un sole talmente caldo che posso permettermi persino le maniche corte.
Con le cesoie facciamo a pezzetti i rami del cespuglio che abbiamo appena potato, e li riuniamo in fascine per la stufa. I rami sono verdi, coriacei, spinosi, ancora vivi. Devo insistere con la cesoia per sminuzzarli, e mi sento un macellaio che spezza ossa.
Due inferriate più in là, il vicino commenta in modo indiscreto quello che stiamo facendo.
"Gli è morto il marito, stanno tagliando loro qualcosa" dice alla moglie in dialetto, come se lo capissero solo loro.
Tra l'incredulo e l'infastidito, io e mamma li ignoriamo.
Nel nostro silenzio, rotto solo dallo sgranocchiare delle cesoie, pensavo... in questo mondo tutto è violento.
Nel nostro silenzio, rotto solo dallo sgranocchiare delle cesoie, pensavo... in questo mondo tutto è violento.
Da quelle parole indelicate e impiccione, alle spine che a tratti mi bucano le dita, a quel mio stesso fare a pezzi qualcosa che fino a pochi minuti prima era vivo.
Non c'è scampo per nessuno, né per i pacifisti, nè per i volontari, né per i vegani, per nessuno.
Tutta la nostra vita è percorsa da un filo sottile di violenza inevitabile, perché distratta.
In qualche modo necessaria.
E la cosa che mi stupisce più di tutto è che, non so spiegare bene perché, ma questo... mi rassicura profondamente.
In qualche modo necessaria.
E la cosa che mi stupisce più di tutto è che, non so spiegare bene perché, ma questo... mi rassicura profondamente.
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| © Debra Broz |
Forse apprezzo di più la tenerezza, così?
Grazie di cuore per gli abbracci ricambiati.
