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sabato 7 maggio 2016

La blogger furiosa

Oggi ho scritto un post che iniziava così:
"A sfatare il mito della Curvula buona, Curvula carina, oggi staccherei la testa a morsi a tutti."
Ho urlato e bestemmiato come una stronza, frustrata dalla scelleratezza di mia madre. Che ok, grazie a dio è stata dimessa dall'ospedale, ma si comporta come se non ci fosse mai finita.

Ero furibonda tipo ragazzina isterica che schiuma perché a scuola le hanno messo due verifiche lo stesso giorno, e come suddetta ragazzina mi sono cementata in camera a non fare un cazzo.

Poi ho letto cose che mi hanno fatto pietà. Ho rivisto in quelle cose il mio lamento (nel mio caso abilmente mascherato di rabbia, perché fa più strong independent woman) e mi sono trovata patetica.

Mi incazzerò ancora
sempre
e con passione

ma it gets worse senza subbio se glielo permettiamo, bitches. Non si può neanche parlare di sfortuna.
Se ci avveleniamo il sangue e rinunciamo a ribellarci attivamente peggiorerà. Tutto. Senza dubbio, ci metto la firma io

Quindi spacchiamoci su canzoni ignoranti e prendiamoci un po' meno sul serio

comincio io ;)




sabato 30 aprile 2016

Invicti

Ho momenti di sconforto duro e puro in cui tutto si adombra, il sole mi pulsa negli occhi come un cuore nero e mi affatica qualsiasi cosa.
Mamma ci ha fatto un altro scherzo, e il giorno stesso in cui è stata dimessa dall'ospedale vi è anche rientrata, questa volta in un altro reparto e anticipata dall'ululato delle sirene.

Mai 'na gioia.
Avrei voluto tuffarmi di testa sul marciapiede per smettere di sentire le sue disarticolate richieste d'aiuto, il silenzio funereo dell'ambulanza che sembrava non arrivare mai, il tuu tuu indifferente del telefono di mio fratello che squillava a vuoto.
Ma siamo sopravvissuti. Tutti, finora.
Sbattendo i denti per la paura, come nei cartoni animati, ma sopravviviamo.



venerdì 22 aprile 2016

Preghiera

Di nuovo all'ospedale, stavolta per mamma. Il deja vu con babbo è impressionante e ho pensato che se fossi rimasta a dormire da Vik avrei ricevuto un'altra chiamata da mio fratello, alle sei del mattino, che con voce spezzata mi avvertiva che mamma era morta.
Ho rotto il ciclo (quella storia che si ripete) o almeno lo spero. Sono tornata subito a casa, arroccandomi in cucina per non soffrire la solitudine di una casa sempre più vuota. Abbatterei le stanze, le sedie, i posti macchina vacanti. Mi rinchiuderei in una scatola minuscola per non vedermi perennemente rinfacciato quel vuoto.
In autostrada con Vik ho singhiozzato proprio come quando, su quella stessa strada, con quella stessa macchina e compagnia, tornavo a casa per incontrare la salma di mio padre.
Ho pagato il mio conto di lacrime, vedete, in anticipo? Oh ne avrei ancora per molto, moltissimo da piangere, come per quello di babbo che non ho ancora saldato. Ancora pago, a rate salate e umide, il prezzo di una foto al cimitero.
Però è un inizio. Piangerò, piangerò tantissimo comunque, quindi non c'è bisogno che mamma muoia, vedi Destino? Stracciamo per sempre questo foglio di carta, questa mappa malata, questo piano mostruoso.

Nell'orto innaffio piantine neonate, quasi al buio, perché nemmeno loro muoiano.
Che ognuna di loro parli di me alla Madonna severa e ingiallita, in garage.