mercoledì 27 dicembre 2017

Sciatto Natal

Diciamo che il Natale è trascorso in maniera piuttosto indolore, e rendiamo grazie.
Tutto è calmo come i liquori nel mobiletto degli alcolici: liquidi immobili da tempo, imperturbabili, liberi di decantare. Ecco, anche qui l'unica cosa che si fa è decantare.
Decantano le notizie nuove e pure le vecchie.

Il Fratello è sempre più uno sconosciuto.
Ogni volta che lo vedo è più in tiro della precedente, viceversa cambiano i miei vestiti (poco), ma resto sempre stracciona. Mi chiedo se sia una scelta inconscia. Probabilmente sì, c'è anche una porzione di "alla faccia tua!" nella mia sciatteria. Mi sono divertita a fare un grafico a torta.


No regrets.


venerdì 22 dicembre 2017

Poi ecco, in rapida successione, i lampi minacciosi di cattive notizie. Un nuovo organo in insufficienza per mamma. Ancora niente di grave, ma sorge come una luna rossa lo spauracchio di una malattia genetica. Ereditaria. Che unisce tutti i puntini, passati, presenti e futuri. Esami prenotati per ma'. In ogni caso non potrà più mangiare il 90% di quello che le preparavi. Forse tornerai a cucinarle  gli animali, Onion, che dici? Ricordati anche di fare economia... Perché il nuovo contratto a scuola ti dà due €/ora in meno rispetto all'anno scorso. Su uno stipendio già magro. Ringrazia le tasse regionali. Rimettiti sulle offerte di lavoro. Reinventati in qualche modo, finché sei in tempo.
E soprattutto non pensare. Perché il tremito sordo che ti attraversa, il tuono di quei bagliori, ti dice: piangi fino a rincretinirti. Anche se non c'è n'è ancora motivo, tu inizia. Perché le cose sono improntate al degenero... È scritto forse, addirittura, nei geni di famiglia. Poi: immergiti in un mondo di fantasia, scrivi. Fai somatizzare tutto ai tuoi personaggi, tanto nascono in partenza inquieti di merda come te. Poi: cavalca l'onda dell'influenza. Quello stomaco chiuso dall'ennesimo virus che ha compiuto il coraggioso balzo animale (maiale)--> uomo, tu non aprirlo più. Tu non aprirlo.

mercoledì 6 dicembre 2017

Poetica da bancone

Le rose sono rosse
io non sono una bitch
ma se un cliente mi tratta ancora male
gli sputo nello spritz 


giovedì 30 novembre 2017

Risparmio energetico

Ho le dita mangiate a livelli inediti, lo stomaco che a tratti non digerisce nemmeno 3/4 di pizza senza darmi i crampi, ma va tutto bene. Sono funzionale e ciarliera, vengo forte se faccio l'amore.
Poi magari inizio a lacrimare mestissima e infantile perché ho la testa altrove e nella stessa sera mi scotto con la piastra del forno, mi accorgo che deglutire il pane mi fa male, e infilo il dito nel minipimer accesso (!) spezzandomi di sbieco l'unghia del pollice, e per fortuna niente di peggio.

In uno spaccio ho trovato dei gianduiotti accidentalmente vegani e li succhio piano, consolandomi per non so cosa.
L'altra sera leggevo dei genocidi della Cambogia comunista, una cinquantina d'anni fa. Roba da farmi venire voglia di baciare il libro di scienze delle superiori e mangiare riso scondito, in silenzio.
Mi irrita a morte avere quasi tutto e ugualmente ammalarmi nel privato della mia stanza d'un male di vivere che è meteopatia (?) ingratitudine (?) debolezza dura e pura (?) strascichi di roba che dovrei aver già superato (?) o depressione frivola versione millennial (?).

Oh, è tutta roba che tengo perlopiù per me, eh, almeno nelle sfumature più cupe. Mi venga abbonato almeno questo peccato, non tedio l'anima a nessuno (spero). Per grazia divina ho detto a Vik dei miei pasticci vecchi di mesi, settimane, giorni e anche giusto giusto ore, perché mi ha beccata a stare male male e non si dica che sono disonesta e tengo nascoste le cose. Se chiedi rispondo, claro.

Son stufa. O vivo o muoio. La sera spesso per addormentarmi mi immagino colpita in testa da un badile, tramortita, ma ciò non significa che non abbia voglia di stare al mondo.
Voglio solo spegnere parte del cervello, quella che tremola perennemente come una lampadina che non fa contatto e mi tira scema.


domenica 26 novembre 2017

Escursione

Un bel momento oggi: il vento così forte, in alto, che le foglie strappate ai faggi si accendevano e spegnevano nel cielo a intermittenza, come lucciole di giorno.
Sotto, noi cinque seduti in un prato da sfalcio. Guardiamo tutti a valle, masticando allo stesso ritmo le stesse cose, uniti in un silenzio animalesco. Praticamente: delle vacche.
Nessun pensiero, solo il nostro ruminare indolente, insieme.

Freddo, fatica... e la consolazione del cibo, della compagnia e della natura selvaggia.
A volte mi sembra la cosa più vicina alla ""vita vera"" che io privilegiata del primo mondo posso provare.

giovedì 16 novembre 2017

Ho perso le parole

Ho anche perso la mano con blogger al punto da non ricordarmi di aver impostato la moderazione dei commenti. Pardon a tutti, non vi pubblicavo non per sdegno, ma perché sono rimbambita :^)

A volte qualcosa da dire mi sale ancora su. Poco, comunque.
Mi viene difficile trovare i mattoni per erigere un wall of text alla vecchia maniera.

Oggi ho buttato quattro diari nella stufa. Che bella fiammata! Che gran soddisfazione!
Era proprio ora di liberarsi degli amabili resti di sentimenti morti e sepolti anni or sono. Non sono più la persona che li ha scritti, e si vede pure qui.
I miei pensieri sono periodi brevi, freddi, inchiodati da punti. Non perché sia più figa o più trasgry di una volta.

Solo, ci sono tante cose su cui non ho più niente da aggiungere... soprattutto quelle che anche oggi mi addolorano, incasinano o spaventano di più.
Ne conosco a menadito la forma: ogni sporgenza, ogni incavo.
Sono delle silhouettes in lontananza ogni volta che mi guardo le spalle.
La notte si avvicinano e ci condivido il letto, incastrata in mezzo a loro tipo Tetris.

Ci sono. Punto. Perdiamoci meno tempo possibile e occupiamoci d'altro.

venerdì 15 settembre 2017

Stasera finalmente ricomincio il mio lavoro serale. Settimana prossima, verosimilmente, anche quello diurno. Sia lodato Iddio!
Le due settimane passate a casa dal lavoro, esclusa una piccola parentesi di mare nel weekend, sono state infernali. Me le sono resa da sola infernali. Il mio passatempo principale, quando non ho niente da fare, è rendermi insopportabile la convivenza con me stessa.

Quando saltano fuori le mie piccole manie e paralisi per sdrammatizzare dico al mio ragazzo: "guarda che è difficile essere me!". Lui ride fragorosamente e non si arrabbia. Oserei dire che vede quanto sono sinceramente in difficoltà davanti alle più semplici mansioni e se lo immagina da solo.

Fa schifo convivere con la mia mente che saltella, rimbalza, accusa, si sente in colpa, ora è demoralizzata, ora è banalmente apatica, ora odia tutti, ora ama tutti, ora odia solo se stessa, ora è tranquilla ma troppo stanca per essere produttiva.

Il signor moroso vuole provare una mezza convivenza: potendo scegliere, io con me non ci convivrei.
Cavolo, che sogno! Farei subito le valigie e hasta la vista baby!!!
Chi s'è visto s'è visto, perdente!

lunedì 4 settembre 2017

2 contratti e non sentirli

Ieri dodici ore filate di lavoro; ho parlato così tanto senza trovare il tempo di bere che le labbra mi si sono tutte bruciate, come durante una giornata ventosa in montagna. Stamattina, in corrispondenza di dove sbatto il dosatore sul grembiule per evitare che sgoccioli, ho trovato un bel livido nero.

Oggi giorno libero: ho dormito quasi tutto il giorno, prima per effettiva stanchezza, poi per noia. Avrei da fare se volessi, ma non abbastanza da tenere a bada pensieri ed ansie.
Ecco come dare una nuova tinta di orrore alla generale disoccupazione/precarietà: non ho solo bisogno di guadagnare, ho proprio bisogno di lavorare.

mercoledì 23 agosto 2017

Meteo

Ieri: giornata perfetta. Banalissima, non divertente, ma nemmeno noiosa. Equilibrata. Vegana. Luminosa. Speranzosa. Sembravo quasi un'adulta che sa quello che fa.

Oggi: carnaio.

venerdì 11 agosto 2017

La mia parte intollerante

Al moroso glielo chiedo spesso di avvertirmi, se sto diventando una stronza.
Lui con gli occhi dell'amore vede tutto buono in me e mi dice: no, più che altro diventata più forte. Conoscendoti prima è un passo avanti, anche se c'è un prezzo da pagare. Una specie di rigidità interna, una cotta di maglia sottopelle.

 Se in metro non mi fanno scendere chiedo permesso ma vado dritta  anche se mi tocca dare una spallata o due perché non ho più tempo né voglia per le cerimonie. Al lavoro perlomeno alleno la cordialità, perché mi sembra il minimo che possa fare, e perché effettivamente il tempo mi passa più in fretta. I risultati sono contrastanti. A volte difendo clienti accusati di essere degli stronzi portando la mia testimonianza: "con me è gentile". Mi viene risposto che è difficile trattarmi male perché sono troppo carina, e mi fa piacere. Faccio bene una parte del mio lavoro. Non sono una persona completamente repellente.

 A volte quel "troppo carina" significa che mi si chieda a più riprese (4) di andare a fare sesso in barca da degli sfigati di mezza età. Evidentemente do risposte negative ma non sufficientemente aggressive. So che non dovrei agitarmi perché sono dei falliti epocali che non vedono una vagina che non sia a pagamento da anni, talmente deboli da dover ricorrere a infastidire le ragazze sul posto di lavoro, dove non possono insultarli liberamente come farebbero a fine turno. Però la gente mollusco mi dà da pensare.

Chi cerca di sopraffarre proprio perché è inetta. Chi dà la colpa agli altri per le proprie insoddisfazioni. Chi non si evolve mai. Chi piega la realtà alla propria visione soggettiva, per ricoprire sempre la parte dell'eroe e mai quella del cattivo. Chi non ci arriva che potrebbe esserci di peggio fuori dll'aureola delle proprie esperienze negative. Chi si arrampica sugli specchi dello scherno pur di non ammettere che forse forse dovrebbe guardarsi dentro e cercare di migliorare. Chi piange miseria per una spina nel dito.
Eccetera eccetera. Io non ho più pazienza. Zero proprio. Mi sale una bile calda e acida proprio come il vomito e mi viene da pensare che non voglio più avere a che fare con nessuno.

Poi ripenso a una mia collega dolcissima con cui parlo di notte, dopo il lavoro. Imperfetta, ma eccellente con una semplicità disarmante. E a tutti gli altri così. Allora un po' passa.