Ho le dita mangiate a livelli inediti, lo stomaco che a tratti non digerisce nemmeno 3/4 di pizza senza darmi i crampi, ma va tutto bene. Sono funzionale e ciarliera, vengo forte se faccio l'amore.
Poi magari inizio a lacrimare mestissima e infantile perché ho la testa altrove e nella stessa sera mi scotto con la piastra del forno, mi accorgo che deglutire il pane mi fa male, e infilo il dito nel minipimer accesso (!) spezzandomi di sbieco l'unghia del pollice, e per fortuna niente di peggio.
In uno spaccio ho trovato dei gianduiotti accidentalmente vegani e li succhio piano, consolandomi per non so cosa.
L'altra sera leggevo dei genocidi della Cambogia comunista, una cinquantina d'anni fa. Roba da farmi venire voglia di baciare il libro di scienze delle superiori e mangiare riso scondito, in silenzio.
Mi irrita a morte avere quasi tutto e ugualmente ammalarmi nel privato della mia stanza d'un male di vivere che è meteopatia (?) ingratitudine (?) debolezza dura e pura (?) strascichi di roba che dovrei aver già superato (?) o depressione frivola versione millennial (?).
Oh, è tutta roba che tengo perlopiù per me, eh, almeno nelle sfumature più cupe. Mi venga abbonato almeno questo peccato, non tedio l'anima a nessuno (spero). Per grazia divina ho detto a Vik dei miei pasticci vecchi di mesi, settimane, giorni e anche giusto giusto ore, perché mi ha beccata a stare male male e non si dica che sono disonesta e tengo nascoste le cose. Se chiedi rispondo, claro.
Son stufa. O vivo o muoio. La sera spesso per addormentarmi mi immagino colpita in testa da un badile, tramortita, ma ciò non significa che non abbia voglia di stare al mondo.
Voglio solo spegnere parte del cervello, quella che tremola perennemente come una lampadina che non fa contatto e mi tira scema.