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lunedì 11 febbraio 2019

You don't know me

Credo sia stato dopo la morte di babbo, e la malattia di mamma, che ho cambiato nick da Curvula a Onion.

Curvula era la riccioluta Carex che mi faceva compagnia nelle praterie d'alta montagna, nelle estati della tesi. Buffa e gentile, pacifica. Erano gli anni in cui il segnalino che i miei compagni d'appartamento avevano fatto per tenere traccia dei turni delle pulizie recava "la dolce" invece del mio nome.

Poi sono diventata una cipolla, qualcosa di pungente e sgradevole da aprire.
Mi sono scoperta incazzata, insofferente e disillusa. All'amica che settimana scorsa consolavo dopo una crisi esistenziale, e che in risposta alle mie riflessioni mi disse "A volte la tua sensibilità mi fa paura, non vorrei mai ferirti" avrei voluto rispondere di non preoccuparsi, che ero più cinica e imbastardita di quello che sembravo.
Ma mi era parso che mostrare il mio pugno duro proprio in un momento in cui lei era al massimo della sua vulnerabilità l'avrebbe fatta sentire ancora più piccola, e sono stata zitta.

Dopotutto la gente ancora si stupisce se quando mi spavento tiro un bestemmione, o si indigna se un cliente mi tratta male. In parte sono loro grata per questa voglia di considerarmi ancora dolce, tiepida, indifesa, in parte mi sento un'impostora, un lupo travestito da pecora.

Detestavo, già ben prima che la vita mi torcesse come un panno da strizzare, che un mio amico di vecchissima data (parliamo dei primi anni delle medie) si fosse abituato a parlar di me come una donna angelo, un focolare di purezza e buoni sentimenti.
Già ragazzina pensavo, tu mi ami, ma non mi vedi.


martedì 9 febbraio 2016

Dulce et decorum

Mi sento un nodo allo stomaco, lo stesso che provavo quando per qualche giorno di fila mi dimenticavo di cambiare l'acqua ai girini, e quando me ne rendevo conto me li immaginavo già tutti esanimi sul fondo dell'acquario, asfissiati.

Era il senso di colpa per non aver assolto a un dovere, e la paura per le conseguenze definitive delle mie azioni. Anche ora effettivamente mi sento impaurita per come non riesco a dare una direzione concreta alle mie giornate, e in colpa per quanto tempo sto impiegando nel cercare di ritrovare un senso.
Un senso in tutto. Un senso punto.

Ogni tanto vado a riascoltare le canzoni della mia adolescenza, e fa sempre capolino tra i riascolti Regina Spektor, la mia cantautrice preferita per anni nonché mia prima girl crush, oggetto di un mio sfegatato amore fatto di discografia mandata a memoria, ritratti, magliette ufficiali e dipinte da me, presenza a un suo concerto con ottenimento di autografo, foto e abbraccio (!).
E anche se non figura più nel mio lettore mp3, ha sempre un posto speciale nel mio cuore, per la sua incredibile sensibilità e per le cose che sa dire, meglio di me.



It's hard, it's hard
It's hard, it's harder
than it's ever been before

The things that used to comfort me
don't comfort me,
not anymore!


But you can't spend your whole life
waiting for God to kiss you back...


sabato 23 gennaio 2016

10 +1 CONSIGLI PER AFFRONTARE UN BREAKUP

Sì, ebbene, sono single.
Sì, sono stata lasciata.
Sì, lui non mi ha detto chiaramente "è finita", ma piuttosto "proviamo ad allontanarci per un po'", "ho bisogno di stare da solo", che è la stessa cosa solo all'acqua di rose.
Sì, sono abbastanza distrutta.
Questi sono i miei consigli di auto-aiuto. Rivolti, come si può intuire, principalmente a me stessa.


#1: SIATE EMOTIVE
La zia vi fa visita e non riesce a trattenere le lacrime ricordando il vostro defunto padre e suo defunto fratello? Tranquillizzatela sorridenti, più tardi piangete.
A Forum ascoltate una storia tristissima? Piangete.
Il biscotto che avete pucciato nel latte si è rotto e ci è caduto dentro? Piangete.
Ogni occasione è buona per piangere! Piangere è buono. Piangere è giusto.
Se piangete siete vive.

10 punti a chi riconosce la citazione!


#2: NASCONDETE LA SIM DEL CELLULARE
Se siete un budino informe di dolore, per i primi giorni fate finta di non avere un telefono o, se come me non riuscite a rinunciare alla lobotomia offerta da una partita a Zombie Tsunami, eliminate la sim.
Scongiurate il rischio di mandare al vostro ex messaggi per i quali vi disprezzerete per il resto della vostra vita. Fatevi un favore, davvero.


#3: RIDETE SGUAIATAMENTE
Accettate di essere depresse, ma obbligatevi a essere felici almeno di qualcosa.
Ridete più forte alle battute, ballate mentre andate sul tapis roulant, trovatevi una canzone ridicola, epica e catartica che vi faccia da soundtrack. Possibilmente questa. Non prendetevi troppo sul serio.




#4: SUDATE
Quelle endorfine vi servono.


#5: CONCEDETEVI QUALCOSA DI SPECIALE 
Sto guardando te, pacchetto di patatine. Sì, proprio te.


#6: NON ODIATEVI E NON ODIATELO
Odiare è logorante.


#7: NON FATE FINTA CHE NON VE NE IMPORTI NIENTE
Fingere è logorante.


#8: FATE YOGA
Se non siete capaci, improvvisate pure rischiando di uccidervi.
Potreste immortalare la scena e scoprire con piacere che a testa in giù sembrate più alte di quello che siete e che vostro ex si è perso tutto sommato una bella stangona.

Si è perso anche dei discreti polpacci, tiè.


#9: CAMBIATEGLI NOME E FOTO IN RUBRICA
Al diavolo il "Micione caliente", con la foto di lui sexy e tornito.
Per un po', "PSYDUCK" andrà benissimo.






#10: SCRIVETE SUL VOSTRO BLOG UN POST STUPIDO DI AUTO-AIUTO
(Non si tiene così il vino bianco, Leo!)




#11: BONUS TIP, SE SIETE BULIMICHE:
Accettate che probabilmente vi abbufferete e vomiterete.
Sembra quasi educato, vero?
Da quanti anni ormai onorate un dolore degno di nota con una sonora abbuffata?
Tanti. Quindi, se sentite la necessità di farlo, fate in modo che sia una volta soltanto.
Poi la vita riparte e bisogna sentirla tutta, dolorosissimi abbandoni compresi.


Un bacio a tutti da una Curvula che, per ora, barcolla ma non molla.

giovedì 21 gennaio 2016

Principessa & mediana

Io, principesca! Anche se non sopporto le principesse.
Io trasandata, grossa di grasso di muscolo di organi e di pensieri, coi vestiti di mio fratello e lo zaino pesante di frutta... varco una porticina di legno sotto un arco di mura, mentre un artista di strada canta la canzone di Marinella.
Salgo una lunga scala a pioli di pietra, apro e chiudo dietro di me altre tre porte lucchettate, e infine mi arrocco in una stanzetta calda e sicura, col tetto di legno e un occhio di vetro spettacolare, aperto sulla città.
Eccomi, una moderna Raperonzolo. E fino a domani sono mia, solo mia.
Non calo nessuna treccia.


A V., il mendicante che stamane mi ha fatto compagnia nella mia prima colazione in una città sconosciuta: vienimi incontro se mi scorgi per strada.
Mi faresti felice; che prezzo misero è quello di un caffè, per sentirsi meno soli!

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Scrivevo queste righe qualche giorno fa, in viaggio per motivi universitari.
A volte soffro e mi pare insopportabile allontanarmi da casa, altre trovo una tana confortevole in cui accoccolarmi, e non vorrei tornare più.

Ho letto tutte le vostre parole coscienziose, e ve ne ringrazio di cuore, anche se mi mancano le parole altrettanto sagge per rispondere!
Vorrei dire a chi mi crede forte, a chi mi crede razionale, che sono proprio così, una Curvula a volte un po' rimbambita, ma mai completamente fuori binario, e che infatti ho smesso di sbandare.
Invece ha ragione la cara Kore: sto proprio cercando qualcosa per distrarmi, qualcosa da controllare, visto che ultimamente tutto mi sfugge di mano come sabbia... e anche se me ne rendo razionalmente (appunto) conto, quanto è dura agire contro istinto?

Vorrei dimagrire per pensare giorno e notte al cibo e togliere spazio ad altri pensieri, ad altri dispiacerifallimenti.
Che poi è lo stesso identico motivo per cui, all'opposto, vorrei sempre mangiarmi il mondo.

Così finisce che, come cantava Ligabue, sto sempre lì... lì nel mezzo... coi suoi pro e contro.