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martedì 5 marzo 2019

Cara psic

Stamattina la psic rideva e, congratulandosi dei mesi trascorsi, esclamava: "Per carità di Dio non tocchiamo niente!" riconfermandomi la terapia.
Mi diceva "che carina oggi!" e commentava il colore del rossetto che non indossavo.

Io che in queste settimane mi sento sciapa, grassa e senza direzione, prendevo tutte queste belle parole intimidita come una ragazzina.
Lei è un tipo spiccio, allegro, senza fronzoli, tutte cose che apprezzo molto.
Mi fa venire la voglia, l'ambizione, di rientrare in quell'ufficio calzando la mia vita e la mia pelle con più disinvoltura. Vorrei darmi una raddrizzata, pensare meno e fare di più, essere come il mio cane che si veglia ogni mattina entusiasta, pronto a giocare.

Se mi fa questo effetto, è una buona psic.

martedì 9 febbraio 2016

Dulce et decorum

Mi sento un nodo allo stomaco, lo stesso che provavo quando per qualche giorno di fila mi dimenticavo di cambiare l'acqua ai girini, e quando me ne rendevo conto me li immaginavo già tutti esanimi sul fondo dell'acquario, asfissiati.

Era il senso di colpa per non aver assolto a un dovere, e la paura per le conseguenze definitive delle mie azioni. Anche ora effettivamente mi sento impaurita per come non riesco a dare una direzione concreta alle mie giornate, e in colpa per quanto tempo sto impiegando nel cercare di ritrovare un senso.
Un senso in tutto. Un senso punto.

Ogni tanto vado a riascoltare le canzoni della mia adolescenza, e fa sempre capolino tra i riascolti Regina Spektor, la mia cantautrice preferita per anni nonché mia prima girl crush, oggetto di un mio sfegatato amore fatto di discografia mandata a memoria, ritratti, magliette ufficiali e dipinte da me, presenza a un suo concerto con ottenimento di autografo, foto e abbraccio (!).
E anche se non figura più nel mio lettore mp3, ha sempre un posto speciale nel mio cuore, per la sua incredibile sensibilità e per le cose che sa dire, meglio di me.



It's hard, it's hard
It's hard, it's harder
than it's ever been before

The things that used to comfort me
don't comfort me,
not anymore!


But you can't spend your whole life
waiting for God to kiss you back...


giovedì 3 dicembre 2015

Autoritratto di una Curvula & alcune riflessioni

Ci sono giorni in cui non mi basta prendere un foglio e vergarlo con un cubitale: 

MI SENTO TRISTE

 per sfogarmi.
Allora mi capita di scambiare la penna con una matita, e di farmi un autoritratto.
Ecco quello di oggidì.


Sì, non sono proprio una personcina spensierata, ecco.

Vi confesso, ho sempre desiderato imparare a disegnare (e a scrivere) meglio di così.
Da bambina avevo vivaci ambizioni artistiche, che stramazzarono al suolo quando la mia insegnante di arte, alle medie, sconsigliò caldamente a mia madre di iscrivermi al liceo artistico, perché troppo "timida e sensibile". 

Per fare quella scuola ci voleva un estro che io non avevo, a parer suo.

Umiliata dal fatto che quella stessa insegnante avesse invece incoraggiato con entusiasmo mio fratello a seguire quella strada, non osai obiettare, e finii allo scientifico.

Lì scoprii che se non potevo disegnare, potevo almeno scrivere. Fui sempre mediocre nei temi, ma mi entusiasmai nelle sporadiche produzioni libere, racconti brevi e poesie.

Fu sempre chiaro comunque che non ne avrei mai cavato niente dalla scrittura, e men che meno dal disegno.
Quadri, ritratti e semplici sculture mi permettevano di sopperire all'acquisto di qualche regalo di Natale e di compleanno. Scrivere mi valse qualche soldino grazie a un primo e un terzo premio in due piccoli concorsi letterari nella mia zona, ma nulla più.

Eppure ancora oggi soffro clamorosamente dei miei limiti nel disegno e nella scrittura. 

Il punto è che per me questi non sono passatempi, ma mezzi di comunicazione.
Il punto è che il mio è un desiderio non dissimile da quello di qualcuno che si trovi in un paese straniero e voglia migliorare la lingua per comunicare più efficacemente.

Messa di fronte a un foglio, in mano una penna, io mi sento onestamente una disabile.
Cazzo, vorrei tirare fuori così tante cose.
Il mio cuore arriva a dieci, ma la mia mente e la mia mano contano al massimo fino a cinque... e in quello spazio tra il cinque e il dieci ci sono io, la me stessa segreta, inconoscibile al mondo.

Immagino sia una frustrazione comune. Immagino sia questo tragico scarto che porta le persone a diventare scrittori, poeti, artisti di ogni genere.
Abbiamo un gomitolo inestricabile dentro, e giorno dopo giorno ci sforziamo in tutti i modi di arrivarne a capo, di srotolare la matassa un po' di più.
Di dire al nostro vicino: eccomi, conoscimi, sentimi.

E per quanto mi impegni, a me non basta mai, non so a voi.


lunedì 30 novembre 2015

Spaventarsi...

...come adolescenti, girare per la città di notte, alla ricerca di una farmacia aperta, senza sapere che ops, per la pillola del giorno dopo ci vuole la ricetta.
Allora torni a casa sconfitta, dormi, poi la mattina ottieni la cavolo di pillola, e cazzo mentre la trangugi ti rendi conto che sei davvero, nell'ordine:
un mammifero
una donna
una potenziale mamma
e che per l'ultimo step, no, decisamente non sei pronta, né ora né negli anni prossimi venturi.

Che poi l'unica colpa che io e il Vichingo abbiamo avuto è quella di essere stati un po' fantasiosi e un po' bruschi a letto, ma niente di eccessivo suvvia, non siamo pornostar.
Eppure... il karma me la sta facendo pagare, nello specifico con un ciclo che dura da ormai due settimane e non accenna a voler finire. Se poteste ascoltarmi, la frase che mi sentireste ripetere più spesso sarebbe: non ce la faccio più!.
Oltre alla castità obbligata, che di per sé non mi entusiasma affatto, sono afflitta da perenne freddo, sonno, sbalzi d'umore... e una tendenza alla depressione che non capisco quanto abbia di ormonale e quanto no.

La Giacca della Gioia (su richiesta eccola qui, fotografata e censurata malissimo!), più di tanto non può.
Cosa mi farebbe stare meglio?  Mah, a occhio un po' di sano, catartico ed estenuante movimento... se solo non avessi i livelli di energia sotto i piedi.
Ok stare ferma qualche giorno, ma due e forse più settimane?

Non so quanto sia saggio, ma ormai ho ripreso ad allenarmi lo stesso, a costo di star male dopo.
Come dice il mio moroso:
MEGLIO USURARSI CHE ARRUGGINIRE.
Comunque non ce la faccio proprio più.



PS: grazie dei commenti tenerissimi all'ultimo post. Anche l'uomo ringrazierebbe per i complimenti :) un abbraccio a tutti/e!

venerdì 20 novembre 2015

Come scegliere una giacca

Il mio ragazzo mi accompagna a prendere una giacca, che l'unica che possiedo ha minimo minimo 3 anni (probabilmente di più, ma la memoria non si spinge oltre), e beh, ha fatto il suo tempo.
Perde le piume, ha tutto un gomito indelebilmente macchiato di smalto rosso, e mi ci devo stringere dentro perché è troppo grande e mi entrano gli spifferi.

Quindi tappa obbligatoria all'outlet, visto che siamo entrambi straccioni e altrimenti non se ne parla proprio di comprarla senza i saldi.
Lì seleziono tre giacche  (non senza dar prova di inettitudine modaiola facendomi rimproverare ben due volte dalla commessa, roba che neanche a  Ma come ti vesti? fanno certe figure), di cui due superano il giudizio dell'Uomo sanza infamia e sanza lodo, mentre la terza, la più improbabile, riscuote inaspettato successo.

Premetto questo: non l'ho mai visto entusiasmarsi per un capo d'abbigliamento che non fosse un vestitino o un top aderente (qualcosa che scoprisse un po' di pelle, 'nsomma).
E invece proprio mentre mi imbacucco in un giubbottino di pecora sintetica, rinsavisce dal tedio esistenziale da shopping e mi guarda con occhi scintillanti, esclamando :
"Curvula prendi questa! Sembri una cosa felice.".


Ora: costui è un bruto, un barbaro, un vichingo peloso, un lupastro.
Probabilmente così conciata risveglio i suoi primordiali istinti di predatore... ma come si fa a non intenerirsi?
Ci manca solo che rinuncio a un'occasione per sembrare un po' più felice.
Perché, diciamocelo... non lo sono molto.