lunedì 21 dicembre 2015

Lettera di insulti al 2015

Caro 2015,
sei stato un anno ingrato, violento, avvelenato; sei stato un anno di carta vetrata e merda.
Ti sei portato via mio papà, l'adorato prof B., hai regalato un tumore a mia zia.
Non pago, ti sei preso pure la nonna del mio ragazzo, il suo cane, e i cari di molte altre persone vicino a me. Mi hai fatto sperimentare come mai prima d'ora il lutto, sia personalmente, che come spettatrice, e di questo non ti sono affatto riconoscente.
Da questi avvenimenti non trarrò una morale, non dirò che ciò che non uccide rendere più forti e che ora sono cresciuta e bla bla bla. Non c'è nulla che possa redimere e/o attenuare il soverchiante squallore di questi mesi.
Hai fatto cagare il cazzo, punto.
Ballerei sulla tua fine, su quel 31 Dicembre che ti seppellirà, ma non c'è nulla che mi assicuri che dall'1 Gennaio le cose prenderanno una piega migliore.
Perciò, senza affliggersi, si tira avanti... "Sem nasu par patì... e patèm!" (Siamo nati per soffrire... e soffriamo!)


Con un po' di dark humor lombardo, fanculo va'!

venerdì 11 dicembre 2015

Corro per vedere il tramonto

Corro perché fuori dalla finestra si muove un tramonto umido e ardente e voglio vederlo dalla collina
Corro perché la mia casa è una gabbia per uccelli, e adesso che siamo in meno paradossalmente mi va ancora più stretta
Corro per far arrabbiare i cani e spaventare i conigli
Corro perché sono freddolosa ed è pazzesco stare bene all'aperto dentro una canottiera e una felpina di cotone
Corro per calpestare la brina a Nord della cascina abbandonata, per ucciderla così che rinasca
Corro perché la skyline delle Alpi è più bella di quella di qualsiasi città
Corro perché son sempre stata una sega e farlo mi dà una soddisfazione che un po' è rivalsa e un po' masochismo

E quando arrivo ansante in cima mi concedo giusto qualche secondo per mangiare con gli occhi quei colori, quelle montagne, quelle nuvole... e ricomincio a correre

 perché il giorno è morto
 perché il bosco è buio e se non mi affretto inciamperò
 perché le macchine coi fari accessi mi spaventano
 perché la mia casa è un nido
 perché chi si ferma è perduto


giovedì 3 dicembre 2015

Autoritratto di una Curvula & alcune riflessioni

Ci sono giorni in cui non mi basta prendere un foglio e vergarlo con un cubitale: 

MI SENTO TRISTE

 per sfogarmi.
Allora mi capita di scambiare la penna con una matita, e di farmi un autoritratto.
Ecco quello di oggidì.


Sì, non sono proprio una personcina spensierata, ecco.

Vi confesso, ho sempre desiderato imparare a disegnare (e a scrivere) meglio di così.
Da bambina avevo vivaci ambizioni artistiche, che stramazzarono al suolo quando la mia insegnante di arte, alle medie, sconsigliò caldamente a mia madre di iscrivermi al liceo artistico, perché troppo "timida e sensibile". 

Per fare quella scuola ci voleva un estro che io non avevo, a parer suo.

Umiliata dal fatto che quella stessa insegnante avesse invece incoraggiato con entusiasmo mio fratello a seguire quella strada, non osai obiettare, e finii allo scientifico.

Lì scoprii che se non potevo disegnare, potevo almeno scrivere. Fui sempre mediocre nei temi, ma mi entusiasmai nelle sporadiche produzioni libere, racconti brevi e poesie.

Fu sempre chiaro comunque che non ne avrei mai cavato niente dalla scrittura, e men che meno dal disegno.
Quadri, ritratti e semplici sculture mi permettevano di sopperire all'acquisto di qualche regalo di Natale e di compleanno. Scrivere mi valse qualche soldino grazie a un primo e un terzo premio in due piccoli concorsi letterari nella mia zona, ma nulla più.

Eppure ancora oggi soffro clamorosamente dei miei limiti nel disegno e nella scrittura. 

Il punto è che per me questi non sono passatempi, ma mezzi di comunicazione.
Il punto è che il mio è un desiderio non dissimile da quello di qualcuno che si trovi in un paese straniero e voglia migliorare la lingua per comunicare più efficacemente.

Messa di fronte a un foglio, in mano una penna, io mi sento onestamente una disabile.
Cazzo, vorrei tirare fuori così tante cose.
Il mio cuore arriva a dieci, ma la mia mente e la mia mano contano al massimo fino a cinque... e in quello spazio tra il cinque e il dieci ci sono io, la me stessa segreta, inconoscibile al mondo.

Immagino sia una frustrazione comune. Immagino sia questo tragico scarto che porta le persone a diventare scrittori, poeti, artisti di ogni genere.
Abbiamo un gomitolo inestricabile dentro, e giorno dopo giorno ci sforziamo in tutti i modi di arrivarne a capo, di srotolare la matassa un po' di più.
Di dire al nostro vicino: eccomi, conoscimi, sentimi.

E per quanto mi impegni, a me non basta mai, non so a voi.


lunedì 30 novembre 2015

Spaventarsi...

...come adolescenti, girare per la città di notte, alla ricerca di una farmacia aperta, senza sapere che ops, per la pillola del giorno dopo ci vuole la ricetta.
Allora torni a casa sconfitta, dormi, poi la mattina ottieni la cavolo di pillola, e cazzo mentre la trangugi ti rendi conto che sei davvero, nell'ordine:
un mammifero
una donna
una potenziale mamma
e che per l'ultimo step, no, decisamente non sei pronta, né ora né negli anni prossimi venturi.

Che poi l'unica colpa che io e il Vichingo abbiamo avuto è quella di essere stati un po' fantasiosi e un po' bruschi a letto, ma niente di eccessivo suvvia, non siamo pornostar.
Eppure... il karma me la sta facendo pagare, nello specifico con un ciclo che dura da ormai due settimane e non accenna a voler finire. Se poteste ascoltarmi, la frase che mi sentireste ripetere più spesso sarebbe: non ce la faccio più!.
Oltre alla castità obbligata, che di per sé non mi entusiasma affatto, sono afflitta da perenne freddo, sonno, sbalzi d'umore... e una tendenza alla depressione che non capisco quanto abbia di ormonale e quanto no.

La Giacca della Gioia (su richiesta eccola qui, fotografata e censurata malissimo!), più di tanto non può.
Cosa mi farebbe stare meglio?  Mah, a occhio un po' di sano, catartico ed estenuante movimento... se solo non avessi i livelli di energia sotto i piedi.
Ok stare ferma qualche giorno, ma due e forse più settimane?

Non so quanto sia saggio, ma ormai ho ripreso ad allenarmi lo stesso, a costo di star male dopo.
Come dice il mio moroso:
MEGLIO USURARSI CHE ARRUGGINIRE.
Comunque non ce la faccio proprio più.



PS: grazie dei commenti tenerissimi all'ultimo post. Anche l'uomo ringrazierebbe per i complimenti :) un abbraccio a tutti/e!

venerdì 20 novembre 2015

Come scegliere una giacca

Il mio ragazzo mi accompagna a prendere una giacca, che l'unica che possiedo ha minimo minimo 3 anni (probabilmente di più, ma la memoria non si spinge oltre), e beh, ha fatto il suo tempo.
Perde le piume, ha tutto un gomito indelebilmente macchiato di smalto rosso, e mi ci devo stringere dentro perché è troppo grande e mi entrano gli spifferi.

Quindi tappa obbligatoria all'outlet, visto che siamo entrambi straccioni e altrimenti non se ne parla proprio di comprarla senza i saldi.
Lì seleziono tre giacche  (non senza dar prova di inettitudine modaiola facendomi rimproverare ben due volte dalla commessa, roba che neanche a  Ma come ti vesti? fanno certe figure), di cui due superano il giudizio dell'Uomo sanza infamia e sanza lodo, mentre la terza, la più improbabile, riscuote inaspettato successo.

Premetto questo: non l'ho mai visto entusiasmarsi per un capo d'abbigliamento che non fosse un vestitino o un top aderente (qualcosa che scoprisse un po' di pelle, 'nsomma).
E invece proprio mentre mi imbacucco in un giubbottino di pecora sintetica, rinsavisce dal tedio esistenziale da shopping e mi guarda con occhi scintillanti, esclamando :
"Curvula prendi questa! Sembri una cosa felice.".


Ora: costui è un bruto, un barbaro, un vichingo peloso, un lupastro.
Probabilmente così conciata risveglio i suoi primordiali istinti di predatore... ma come si fa a non intenerirsi?
Ci manca solo che rinuncio a un'occasione per sembrare un po' più felice.
Perché, diciamocelo... non lo sono molto.

lunedì 16 novembre 2015

Girl VS Cake

Mettete una torta fatta a mano, morbida e deliziosa, in una casa dove l'unica persona che la mangia è una ragazza con trascorsi bulimici.
Aggiungete che una volta che la torta è finita, viene immediatamente rimpiazzata da un'altra perfetta e fumante, in un loop infinito.

Ora questa ipotetica ragazza, se è ragionevole, chiederà prima gentilmente, poi con più insistenza che si cessi con la produzione di torte tentatrici, visto che le finisce nel giro di un giorno e mezzo e in nessuno scenario possibile le sembra il top della salute.

Le verrà altresì risposto che no, le torte devono essere sfornate, altrimenti lo yogurt è da buttare (purtroppo in quella casa lo yogurt non solo è una risorsa rinnovabile, ma si rinnova troppo in fretta), quindi tanto meglio se lei se le sbrana nel giro di ore.

La faccia della ragazza quando messa di fronte all'agognato dolce.
Questa ipotetica ragazza, frustrata, rimpiangerà amaramente i gloriosi tempi in cui viveva da sola.
Non le piace litigare, men che meno sul cibo, ma si conosce e sa che non è in grado di resistere alla seduzione della torta mangiandone, che so, una fetta al giorno, come ogni persona normale.
No, per lei o è tutto, o è niente.

Per questo lei la torta non la deve più mangiare, nemmeno una briciola.
La torta deve rimanere lì, impiattata, intonsa come i piatti finti nei ristoranti giapponesi, a eterno memento del fatto che lei si oppone a questa produzione scellerata, che non è un'oca da ingrasso e che lo yogurt in eccedenza deve trovare un altro utilizzo.

Girl VS Cake.
Potrebbero fare un programma di RealTime su questa ipotetica ragazza.

giovedì 12 novembre 2015

mercoledì 11 novembre 2015

Sulla violenza

Splendida giornata di Novembre, e me ne sto fuori con mamma, a fare gli ultimi lavori per il giardino prima dell'inverno.
L'autunno dà il suo meglio: colori accecanti, non un filo di vento e un sole talmente caldo che posso permettermi persino le maniche corte.

Con le cesoie facciamo a pezzetti i rami del cespuglio che abbiamo appena potato, e li riuniamo in fascine per la stufa. I rami sono verdi, coriacei, spinosi, ancora vivi. Devo insistere con la cesoia per sminuzzarli, e mi sento un macellaio che spezza ossa.

Due inferriate più in là, il vicino commenta in modo indiscreto quello che stiamo facendo.
"Gli è morto il marito, stanno tagliando loro qualcosa" dice alla moglie in dialetto, come se lo capissero solo loro.
Tra l'incredulo e l'infastidito, io e mamma li ignoriamo.

Nel nostro silenzio, rotto solo dallo sgranocchiare delle cesoie, pensavo... in questo mondo tutto è violento.

Da quelle parole indelicate e impiccione, alle spine che a tratti mi bucano le dita, a quel mio stesso fare a pezzi qualcosa che fino a pochi minuti prima era vivo. 
Non c'è scampo per nessuno, né per i pacifisti, nè per i volontari, né per i vegani, per nessuno. 
Tutta la nostra vita è percorsa da un filo sottile di violenza inevitabile, perché distratta.
In qualche modo necessaria.

E la cosa che mi stupisce più di tutto è che, non so spiegare bene perché, ma questo... mi rassicura profondamente.

© Debra Broz


Forse apprezzo di più la tenerezza, così?
Grazie di cuore per gli abbracci ricambiati.