Molte volte ho cercato di capire di che colore avessi gli occhi, ma da tempo mi sprofondano nel viso come sassi in lenta, perenne caduta. Se il sole penetra con la giusta angolazione nei pozzi che si sono scavati tra le mie tempie, allora baluginano brevemente come specchietti da segnalazione, e perlomeno mi rassicuro che ci siano ancora. Ma a detta di tutti la loro diserzione mi dà un aspetto imperscrutabile, da animale ottuso.
A volte per la frustrazione me li cerco con le dita... e con sconcerto mi ricordo di avere la testa completamente vuota, cava e soda come una palla da basket. Se apro la bocca i pensieri sibilano fuori con rumore di pernacchia, spinti dalla pressione.
Anche questo lascia la gente molto interdetta.