Scappo, sono agitata.
Ieri osservavo un amico di Viking, sempre un po' caustico e incarognito, un tipo da bestemmie e battute razziste (lo chiameremo Nigeria).
Lo osservavo dare un bacino delicatissimo sulla schiena di una nocciolina umana di un mese.
Prima ancora si era battuto a suon di porconi e minacce di chiamare l'ASL perché un altro amico non prendesse il cane, visto che non è mai a casa ("Gli animali non sono oggetti, *bestemmia*!").
Prima ancora ci aveva cucinato i biscotti per la prima volta in vita sua, sbagliando l'impasto e sfornando delle specie di lingue di gatto morbide, buffe e vagamente crude.
Sono tornata a casa gongolante, sia per la serata piacevole, sia per aver cambiato completamente opinione su Nigeria. Non mi è mai stato antipatico, ma non mi ero neppure accorta di come potesse essere dolce sotto quella scorza ruvida e amara.
Spesso Viking e io descriviamo le persone come frutti: buccia, polpa e nocciolo, il tutti approssimato a buono o cattivo.
Buccia: come appari più esternamente
Polpa: come sei quando ti si conosce meglio
Nocciolo: come sei più intimamente, di fondo
Sia Viking che io siamo d'accordo nel definire Nigeria di buccia cattiva, polpa buona e nocciolo buono.
Viking si autodefinisce di buccia buona, polpa cattiva, e nocciolo buono.
Di me dice: sei tutta buona. Io invece penso che la mia parte più cattiva sia nel nocciolo, che mi sforzo sempre di addolcire.
"A volte sono invidiosa di persone che mi stanno antipatiche", ho spiegato a Viking. "L'invidia non è cattiveria, è debolezza", ha replicato lui.
A me però lascia l'amaro in bocca.
Se dovessi essere cattiva per difendermi, lo farei senza alcuna esitazione (Ho pensato, ucciderei per non essere violentata? Sì.).
Vorrei pulirmi come un tagliere di legno, grattare via tutto lo sporco impregnato e tornare pulita, viva, tornare addirittura albero.
Una cosa che non sono da tanto tempo.
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| © Frances Cannon |


