giovedì 30 novembre 2017

Risparmio energetico

Ho le dita mangiate a livelli inediti, lo stomaco che a tratti non digerisce nemmeno 3/4 di pizza senza darmi i crampi, ma va tutto bene. Sono funzionale e ciarliera, vengo forte se faccio l'amore.
Poi magari inizio a lacrimare mestissima e infantile perché ho la testa altrove e nella stessa sera mi scotto con la piastra del forno, mi accorgo che deglutire il pane mi fa male, e infilo il dito nel minipimer accesso (!) spezzandomi di sbieco l'unghia del pollice, e per fortuna niente di peggio.

In uno spaccio ho trovato dei gianduiotti accidentalmente vegani e li succhio piano, consolandomi per non so cosa.
L'altra sera leggevo dei genocidi della Cambogia comunista, una cinquantina d'anni fa. Roba da farmi venire voglia di baciare il libro di scienze delle superiori e mangiare riso scondito, in silenzio.
Mi irrita a morte avere quasi tutto e ugualmente ammalarmi nel privato della mia stanza d'un male di vivere che è meteopatia (?) ingratitudine (?) debolezza dura e pura (?) strascichi di roba che dovrei aver già superato (?) o depressione frivola versione millennial (?).

Oh, è tutta roba che tengo perlopiù per me, eh, almeno nelle sfumature più cupe. Mi venga abbonato almeno questo peccato, non tedio l'anima a nessuno (spero). Per grazia divina ho detto a Vik dei miei pasticci vecchi di mesi, settimane, giorni e anche giusto giusto ore, perché mi ha beccata a stare male male e non si dica che sono disonesta e tengo nascoste le cose. Se chiedi rispondo, claro.

Son stufa. O vivo o muoio. La sera spesso per addormentarmi mi immagino colpita in testa da un badile, tramortita, ma ciò non significa che non abbia voglia di stare al mondo.
Voglio solo spegnere parte del cervello, quella che tremola perennemente come una lampadina che non fa contatto e mi tira scema.


5 commenti:

  1. Stai pagando lo scotto della tua intelligenza.
    Che fra l'altro si coniuga a sensibilità.
    Accoppiata letale.

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    1. Allora forse c'è speranza, perché in realtà son scema come le pietre! ;D grazie.

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  2. Volevo scrivere qualcosa di profondo e serio, ma Tonio qui su mi ha tolto le parole di bocca.
    O meglio ancora, dalla tastiera del computer.
    Sai Onion, ha ragione.
    Capisco il tuo discorso, lo sai. Mi sento in colpa verso tutti e tutto e nego il mal di vivere che a volte mi prende, mi sento in colpa a lamentarmi, esattamente come te.
    Ma..
    Ma il nostro senso di colpa penso ci porti la gastrite e non salvi nessuno. Se potessimo davvero, opprimendo il nostro sentire, migliorare le condizioni di vita altrui (passate, presenti e future) allora sì che avrebbe senso mordersi la lingua e tirare avanti. Ma così no.
    La mia psicologa diceva che bisogna che accettiamo il nostro sentire anche se lo reputiamo stupido, superficiale o qualsiasi cosa e credo che, almeno in questo caso, avesse ragione.
    E poi tu sei una persona speciale, ascolti sempre e non assilli nessuno nemmeno quando potresti farlo.
    ecco.

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  3. Carissimi,
    non fraintendetemi. Per usare un esempio banale: lo so che non avanzare nulla al ristorante non mette magicamente del cibo nel piatto di un bimbo somalo, ma lo stesso credo che il cibo non andrebbe sprecato, visto che di gente che muore di fame ce n'è e in abbondanza. Se ordino troppa roba al ristorante e non riesco a finirla al mondo non cambia niente, ma a me girano vorticosamente i coglioni.
    Insomma, avere dei privilegi non è una colpa di per sé, ma sguazzarci senza nessuna considerazione per le difficoltà altrui secondo me sì.
    Il malessere accetto di provarlo, ma non voglio sguazzarci né giustificarlo a spada tratta, visto che ho tutti i motivi per stare bene. Dice il saggio: più gratitudine, meno pippe.
    Poi andrà come andrà. Baci schioccanti a entrambi.

    PS: Tonio, giurin giurello che non mi compiace per nulla pensare a chi è più sfortunato di me. Ma nemmeno alla lontana. Nemmeno alla lontanissima.

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