Il lunedì dopo la giornata della memoria facevo sorveglianza in Aula Magna e provavo un vago, ma indiscutibile, scazzo. I ragazzi venivano obbligati, puntandogli il microfono in faccia, a rispondere alla domanda:
"E tu cosa faresti se parte dei tuoi compagni venisse improvvisamente discriminata, e obbligata a lasciare la scuola?".
Ci si riferiva ovviamente alle leggi razziali contro gli ebrei.
Invariabilmente imbarazzati, gli studenti davano la risposta giusta, anticipata:
mi opporrei, me ne andrei anch'io, radunerei i miei compagni per protestare...Solo un ragazzo osò rispondere con un
"dipende, se il professore mi minacciasse o ci fosse la polizia avrei paura e probabilmente non reagirei"... e diamine, il suo intervento fu talmente anticlimatico dopo quelli dei compagni che fui costretta a far partire io l'applauso di rito. L'osservazione fu immediatamente accantonata.
E qui le questioni sono due: o noi adulti siamo tragicamente ingenui, o tragicamente ipocriti.
Questa ostinazione a
non premiare la candida consapevolezza delle proprie viltà, a
non incoraggiare i ragazzi a riflettere sul fatto che, fornite le giuste circostanze, non solo diventiamo (quasi) tutti pecorelle timide col paraocchi, ma addirittura veri e propri aguzzini, proprio non la capisco. Ammettiamolo cribbio: essere delle persone decenti è una scelta difficile, ostinata e
realmente gravosa contro i nostri interessi.
Le guardie SS non erano alieni. C'è il rischio concreto che chiunque di noi compia nefandezze tali e quali, se piegato dalla codardia e dalle circostanze.
Bisogna esserne consapevoli, per evitarlo.
Mi indispone troppo che non lo si insegni a ragazzi vicini alla maggiore età.