sabato 30 aprile 2016

Invicti

Ho momenti di sconforto duro e puro in cui tutto si adombra, il sole mi pulsa negli occhi come un cuore nero e mi affatica qualsiasi cosa.
Mamma ci ha fatto un altro scherzo, e il giorno stesso in cui è stata dimessa dall'ospedale vi è anche rientrata, questa volta in un altro reparto e anticipata dall'ululato delle sirene.

Mai 'na gioia.
Avrei voluto tuffarmi di testa sul marciapiede per smettere di sentire le sue disarticolate richieste d'aiuto, il silenzio funereo dell'ambulanza che sembrava non arrivare mai, il tuu tuu indifferente del telefono di mio fratello che squillava a vuoto.
Ma siamo sopravvissuti. Tutti, finora.
Sbattendo i denti per la paura, come nei cartoni animati, ma sopravviviamo.



venerdì 22 aprile 2016

Preghiera

Di nuovo all'ospedale, stavolta per mamma. Il deja vu con babbo è impressionante e ho pensato che se fossi rimasta a dormire da Vik avrei ricevuto un'altra chiamata da mio fratello, alle sei del mattino, che con voce spezzata mi avvertiva che mamma era morta.
Ho rotto il ciclo (quella storia che si ripete) o almeno lo spero. Sono tornata subito a casa, arroccandomi in cucina per non soffrire la solitudine di una casa sempre più vuota. Abbatterei le stanze, le sedie, i posti macchina vacanti. Mi rinchiuderei in una scatola minuscola per non vedermi perennemente rinfacciato quel vuoto.
In autostrada con Vik ho singhiozzato proprio come quando, su quella stessa strada, con quella stessa macchina e compagnia, tornavo a casa per incontrare la salma di mio padre.
Ho pagato il mio conto di lacrime, vedete, in anticipo? Oh ne avrei ancora per molto, moltissimo da piangere, come per quello di babbo che non ho ancora saldato. Ancora pago, a rate salate e umide, il prezzo di una foto al cimitero.
Però è un inizio. Piangerò, piangerò tantissimo comunque, quindi non c'è bisogno che mamma muoia, vedi Destino? Stracciamo per sempre questo foglio di carta, questa mappa malata, questo piano mostruoso.

Nell'orto innaffio piantine neonate, quasi al buio, perché nemmeno loro muoiano.
Che ognuna di loro parli di me alla Madonna severa e ingiallita, in garage.


giovedì 14 aprile 2016

100 parole #1

Braccata dai cani della mente, avevo chiesto asilo a gambe e braccia.
Tiravano e spingevano, e io nascosta in punta di dita mi facevo piccola piccola: mezzaluna insignificante di coscienza, bianca sulle unghie.
Silenziosa come uno sbadiglio ingoiato mi confondevo con le sensazioni: fatica, forme e fragranze di fiori falciati... o salvati dal morso del tagliaerba per spegnersi su un letto d’ospedale a forma di bicchiere, davanti a una foto. Mi ci tagliavo gli occhi. Mi ci facevo a pezzi, perdevo forma e mi ricostruivo fragile e cava come conchiglia, ma senza rumore di mare... per vergogna prego in silenzio.


domenica 3 aprile 2016

Uomini e frutti

Scrivo dal treno. Un tipo inquietante si siede davanti a me, mi fissa immobile e in silenzio per qualche minuto (mi sembrano ore), e proprio quando penso di alzarmi si alza lui e se ne va. Dopo molto torna.
Scappo, sono agitata.

Ieri osservavo un amico di Viking, sempre un po' caustico e incarognito, un tipo da bestemmie e battute razziste (lo chiameremo Nigeria).
Lo osservavo dare un bacino delicatissimo sulla schiena di una nocciolina umana di un mese.
Prima ancora si era battuto a suon di porconi e minacce di chiamare l'ASL perché un altro amico non prendesse il cane, visto che non è mai a casa ("Gli animali non sono oggetti, *bestemmia*!").
Prima ancora ci aveva cucinato i biscotti per la prima volta in vita sua, sbagliando l'impasto e sfornando delle specie di lingue di gatto morbide, buffe e vagamente crude.
Sono tornata a casa gongolante, sia per la serata piacevole, sia per aver cambiato completamente opinione su Nigeria. Non mi è mai stato antipatico, ma non mi ero neppure accorta di come potesse essere dolce sotto quella scorza ruvida e amara.

Spesso Viking e io descriviamo le persone come frutti: buccia, polpa e nocciolo, il tutti approssimato a buono o cattivo.
Buccia: come appari più esternamente
Polpa: come sei quando ti si conosce meglio
Nocciolo: come sei più intimamente, di fondo

Sia Viking che io siamo d'accordo nel definire Nigeria di buccia cattiva, polpa buona e nocciolo buono.
Viking si autodefinisce di buccia buona, polpa cattiva, e nocciolo buono.
Di me dice: sei tutta buona. Io invece penso che la mia parte più cattiva sia nel nocciolo, che mi sforzo sempre di addolcire.
"A volte sono invidiosa di persone che mi stanno antipatiche", ho spiegato a Viking. "L'invidia non è cattiveria, è debolezza", ha replicato lui.

A me però lascia l'amaro in bocca.
Se dovessi essere cattiva per difendermi, lo farei senza alcuna esitazione (Ho pensato, ucciderei per non essere violentata? Sì.).
Vorrei pulirmi come un tagliere di legno, grattare via tutto lo sporco impregnato e tornare pulita, viva, tornare addirittura albero.
Una cosa che non sono da tanto tempo.

© Frances Cannon


giovedì 3 marzo 2016

Sulla tenerezza

Sono molto silenziosa in questo periodo, ma le cose, piccole e un po' meno piccole, succedono.

Ho un amico che è un pezzo di cuore da... 12 anni, credo? col quale pure non mi sento spessissimo.
Oggi l'ho aggiornato su una decisione difficile che ho preso, ricevendo in cambio una doccia di affetto e preoccupazioni da mamma chioccia.
Da un pezzo fatico moltissimo a gestire i rapporti sociali (sono molto, troppo elusiva), ma mi sento onestamente grata per l'affetto e i sorrisi che ricevo qui e là, pur non essendo un'amica molto presente. Ultimamente mi sento intenerita da tutte le persone in generale, anche quelle verso cui non provo particolare simpatia... figuriamoci verso chi mi riserva un po' di dolcezza, magari pure immeritata!
E' un momento così.

Il Viking c'è ancora, e si è fatto più vicino in diversi piccoli modi che mi sorprendono conoscendo il suo carattere indipendente, geloso dei propri spazi.
Mi telefona regolarmente, anche più volte al giorno, invece di comunicare solo via messaggio.
Mi ha proposto di sua iniziativa di lasciare una mia tuta a casa sua, così da potermi cambiare e star sempre comoda.
Si è offerto di lasciare il cellulare acceso anche di notte, dopo avergli raccontato un incubo in cui mi perdevo di notte nella sua città, senza soldi e mezzi di trasporto, e mi disperavo perché sapevo che se lo avessi chiamato a quell'ora avrei trovato il cellulare spento.
Cose così, banali ma carine.

Sono molto intenerita da queste attenzioni, ma le prendo con le pinze.
E' un periodo infelice anche per lui, ed io sono un porto sicuro... come lui lo è per me.
Mi chiedo: continuerò ad essere così benvoluta anche quando le cose si raddrizzeranno nella sua vita? Ha senso farsi queste pippe mentali?

Sono cintura nera di rimuginare.

Immagino che l'unica risposta sia: si vedrà.
Per ora prendo quello che c'è di buono, giusto? Tanto sono una disadattata anch'io, proprio come lui.
Tanto vale volersi un po' di bene, almeno tra di noi disagiati.

love a tutti  <3


martedì 9 febbraio 2016

Dulce et decorum

Mi sento un nodo allo stomaco, lo stesso che provavo quando per qualche giorno di fila mi dimenticavo di cambiare l'acqua ai girini, e quando me ne rendevo conto me li immaginavo già tutti esanimi sul fondo dell'acquario, asfissiati.

Era il senso di colpa per non aver assolto a un dovere, e la paura per le conseguenze definitive delle mie azioni. Anche ora effettivamente mi sento impaurita per come non riesco a dare una direzione concreta alle mie giornate, e in colpa per quanto tempo sto impiegando nel cercare di ritrovare un senso.
Un senso in tutto. Un senso punto.

Ogni tanto vado a riascoltare le canzoni della mia adolescenza, e fa sempre capolino tra i riascolti Regina Spektor, la mia cantautrice preferita per anni nonché mia prima girl crush, oggetto di un mio sfegatato amore fatto di discografia mandata a memoria, ritratti, magliette ufficiali e dipinte da me, presenza a un suo concerto con ottenimento di autografo, foto e abbraccio (!).
E anche se non figura più nel mio lettore mp3, ha sempre un posto speciale nel mio cuore, per la sua incredibile sensibilità e per le cose che sa dire, meglio di me.



It's hard, it's hard
It's hard, it's harder
than it's ever been before

The things that used to comfort me
don't comfort me,
not anymore!


But you can't spend your whole life
waiting for God to kiss you back...